Trentadue anni fa l'omicidio di Padre Puglisi, il ricordo

Trentadue anni fa l’omicidio di Padre Puglisi, il ricordo

Fu ucciso nel giorno del suo compleanno, agli assassini disse "Me l'aspettavo"
LA MEMORIA
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PALERMO – Trentadue anni fa, nel giorno del suo compleanno, veniva ucciso Padre Pino Puglisi. In tantissimi ricordano il suo sacrificio e il suo impegno per aiutare i giovani.

Monsignore Corrado Lorefice, nella giornata di ieri ha tenuto l’omelia in ricordo di Padre Pino Puglisi e ha voluto ricordare le parole del sacerdote ai suoi assassini e gli disse “Me l’aspettavo”.

“Sono le parole registrate dagli assassini di don Pino. Come e con Gesù va incontro alla morte, si consegna alla morte. Non se la cerca. L’accoglie! Puglisi è un rigenerato dalle acque del Battesimo, immerso e abbracciato dall’Amore trinitario. Puglisi è un discepolo-presbitero che ha praticato con assiduità il Vangelo. È lo ha performato. Il Battesimo lo ha rigenerato, il Vangelo lo ha conformato secondo la logica e l’umanità di Gesù”.

“Ma, se mi permettete, la sua somiglianza a Gesù, è anche nel suo morire in quel 15 settembre 1993. In quegli anni tragici per la nostra Palermo assediata e massacrata dalla mafia. Come e con Cristo, testimone della vittoria dell’amore sulla violenza e sulla morte. La vittoria dell’amore. La fecondità dell’amore, che vince l’odio; del potere dell’amore che disperde i superbi nei pensieri del loro cuore e rovescia i potenti dai troni; della mitezza e della non violenza che confonde la superbia di quanti impugnano le armi per seminare morte”.

Schifani: “Riferimento per l’intero Paese”

“Il 15 settembre del 1993, nel giorno del suo 56° compleanno, veniva ucciso don Pino Puglisi. Un sacerdote che ha fatto della fede, dell’impegno educativo e della testimonianza civile la sua missione, fino al dono estremo della vita”, a dichiararlo è Renato Schifani, presidente della Regione.

“A distanza di trentadue anni, la figura di 3P resta un riferimento alto per la Sicilia e per l’intero Paese. Con semplicità e coraggio, padre Puglisi ha mostrato che la legalità e la dignità delle persone possono essere affermate attraverso l’ascolto, l’educazione, l’accompagnamento dei giovani verso percorsi di libertà e di responsabilità”.

“Il suo insegnamento ci ricorda che il cambiamento è possibile se ciascuno fa la propria parte. È un messaggio che continua a interpellare le istituzioni e i cittadini, chiamati insieme a costruire una società più giusta, più solidale e più attenta ai bisogni delle nuove generazioni. La Regione Siciliana intende onorarne la memoria con scelte concrete: sostenere la scuola, il lavoro, la cultura e ogni iniziativa che rafforzi la coesione sociale. È questo il modo più autentico per rendere viva la sua eredità e dare continuità al suo esempio”.

Ricordare don Pino Puglisi significa riaffermare la speranza di una terra che non si piega alla violenza, ma che trova nella forza della legalità e nella dignità della persona le basi per il proprio futuro”, conclude.

Lagalla: “Padre Puglisi fu un rivoluzionario”

“Sono passati 32 anni dall’uccisione di Padre Pino Puglisi. Trentadue anni da quel sorriso che, più di mille discorsi, ha messo in crisi chi pensava di poter continuare a comandare con la paura. Oggi non celebriamo un’icona, ma ricordiamo un uomo. Un prete che non cercava il martirio né voleva fare l’eroe. Padre Puglisi è stato, semplicemente, un cittadino che ha fatto il proprio dovere con coerenza. E in una terra come la nostra, dove la normalità è spesso rivoluzionaria, questo è bastato per attirare l’odio mafioso”. Lo dice il sindaco di Palermo Roberto Lagalla nel giorno del 32esimo anniversario dell’omicidio di padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia a Palermo il 15 settembre 1993 e proclamato Beato il 25 maggio 2013.

“Non ha mai lanciato proclami – aggiunge Lagalla – non ha mai cercato lo scontro diretto. Ha scelto l’unico vero modo di combattere la mafia: restituire dignità, opportunità e coscienza a chi sembrava condannato al silenzio e alla rassegnazione. La sua morte non è servita a fermare quel cambiamento. Al contrario, ha reso ancora più evidente quanto la mafia abbia paura dell’educazione, del pensiero libero, dei piccoli gesti quotidiani che costruiscono comunità. Palermo ha bisogno di memoria, ma ancora di più ha bisogno di continuità. I semi che ha piantato Padre Puglisi non devono restare commemorazioni. Devono essere scelte”.

La Russa: “Con la forza del Vangelo sfidò la mafia”

“A 32 anni dall’assassinio di Don Pino Puglisi, resta viva l’esempio e la memoria di un sacerdote che con la forza del Vangelo ha sfidato la mafia. Il suo sacrificio è ancora oggi testimonianza di fede, coraggio e responsabilità che la Nazione ha il dovere di custodire e tramandare”. Lo scrive su Facebook il Presidente del Senato Ignazio La Russa. 

Fontana: “Ha sacrificato la sua vita combattendo la mafia”

“A 32 anni dal suo omicidio, un pensiero commosso al Beato Giuseppe Puglisi. Ha combattuto la mafia con coraggio sacrificando la sua vita per la libertà e la legalità, soprattutto per i giovani”. Così su X il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana. 

Russo (FdI): “La sua tenacia e la sua gentilezza eredità da non disperdere”

“Il 15 settembre 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, la mafia uccideva don Padre Pino Puglisi. La sua gentilezza e la sua tenacia restano, ancora oggi, un’eredità da non disperdere”, a dichiararlo è Raoul Russo, senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione antimafia. 

“Padre Puglisi – aggiunge Russo – ha cercato i tutti i modi togliere i giovani dalla strada educandoli alla legalità, ha combattuto a suo modo Cosa nostra. Il suo impegno civile è stato e continua a essere la dimostrazione di come si possa e si debba parlare alla gente, ai fedeli, ma – conclude – anche a coloro che sono distanti dall’insegnamento cristiano e dall’idea di legalità”.

Tamajo: “La memoria di Puglisi un faro per tutti noi”

“Oggi Palermo ricorda Padre Pino Puglisi, nel giorno in cui nacque e nello stesso giorno in cui fu barbaramente ucciso dalla mafia. Una coincidenza che segna ancora le coscienze e che ci spinge a interrogarci sul presente e sul futuro della nostra città”. Lo dice, in una nota, l’assessore regionale alle Attività Produttive, Edy Tamajo, ricordando l’iniziativa del 2023 a Valdesi, dove è stato realizzato il murale con le croci dedicate a Padre Puglisi.

“Quel murale – aggiunge Tamajo – non è soltanto un’opera artistica, ma un segno di memoria viva in un quartiere che don Pino ha servito da parroco, sostenendo tante famiglie sul piano umano e spirituale. La sua testimonianza ci insegna che è possibile contrastare la cultura mafiosa con la forza dell’educazione, dell’ascolto e della vicinanza ai più fragili”.

“Abbiamo bisogno – prosegue l’assessore – di nuove figure che, seguendo il suo esempio, sappiano camminare con la schiena dritta accanto ai bambini, ai giovani, alle famiglie. Viviamo tempi difficili, ma la memoria di Padre Puglisi deve essere per tutti noi un faro, un invito a non arrenderci e a costruire ogni giorno una società più giusta e solidale”.

Orlando: “Messaggero di veri valori antimafia”

“Don Pino Puglisi chiedeva la scuola per i bambini del quartiere, il rispetto dei diritti. Era un normale sacerdote, così forte e così dolce al tempo stesso, che in un quartiere, in una città governata dalla mafia, ha fatto più paura ai boss di Cosa Nostra di quanto non facessero le armi delle forze dell’ordine e le sentenze dei magistrati”. Lo ha detto l’europarlamentare di Avs Leoluca Orlando ricordando l’impegno di don Pino Puglisi di cui oggi ricorre il 32esimo anniversario dell’omicidio.

“Il suo sorriso, poco prima di essere ucciso, rivolto ai killer ha causato più danno alla mafia di cento condanne all’ergastolo, perché ha mandato un messaggio dirompente foriero di una cultura alternativa ai disvalori mafiosi”, ha concluso Orlando.

Intravaia (FI): “Sottraeva manovalanza alla criminalità organizzata”

“Sono trascorsi 32 anni dalla morte di padre Pino Puglisi, assassinato dalla mafia nel giorno del suo compleanno. La Chiesa ne ha riconosciuto il martirio, dichiarandolo beato. Padre Puglisi era un parroco di frontiera, nel quartiere Brancaccio sottraeva manovalanza alla criminalità organizzata, che ha deciso la sua condanna a morte. Al killer che stava per ucciderlo ha rivolto un sorriso. Ho reso omaggio alla sua memoria, recandomi a pregare nella cattedrale di Palermo, dove riposano le sue spoglie mortali”, a dichiararlo è il deputato regionale di Forza Italia Marco Intravaia.

“‘Se ognuno fa qualcosa si può fare molto’, le sue parole sono oggi più che mai un monito per tutti noi a combattere contro la mafia e ogni forma di illegalità”.

Barbagallo (Pd): “Ha speso la sia vita al servizio dei ragazzi”

“Il beato don Pino Puglisi è un esempio per tutti noi. La sua vita, fino all’ultimo è stata caratterizzata da una grande passione per i giovani. Un uomo semplice, dalle origini modeste ma che ha speso la propria esistenza al servizio dei ragazzi e avversando le organizzazioni criminali a Brancaccio, il quartiere dominato dai fratelli Graviano, alleati di Totò Riina, a Palermo. Per questo suo impegno il boss corleonese lo ha condannato a morte. Ma da allora tanto, molto, è cambiato”. Lo ha affermato il segretario regionale del Pd Sicilia e componente della commissione antimafia Anthony Barbagallo che oggi, in occasione dell’avvio dell’anno scolastico, ha incontrato studenti e docenti dell’Istituto alberghiero Rocco Chinnici, dei paesi etnei.

“Agli studenti ho distribuito un volume che raccoglie atti e documenti dal titolo ‘La memoria di padre Giuseppe Puglisi: pubblicazione di atti e documenti” – ha aggiunto Barbagallo, nel 32° anniversario dell’omicidio del sacerdote – che abbiamo fatto realizzare come commissione antimafia per fornire un contributo di conoscenza, affinché ne resti memoria proprio nelle giovani generazioni per cui don Pino spese la propria vita”.

Mulè (FI): “Andare avanti nel segno di Don Puglisi”

“A ogni anniversario dell’assassino del Beato Padre Pino Puglisi la coscienza si interroga se il suo insegnamento, il suo sacrificio ha dato i frutti sperati: di certo l’opera che il Centro Padre Nostro di Brancaccio a Palermo da lui fondato porta avanti è la miglior dimostrazione che il seme ha germogliato. C’è però un quartiere che attende ancora il suo riscatto mentre non è stata ancora estirpata la malapianta di una criminalità che continua ad essere aggressiva e presente sul territorio. C’è ancora tanto da fare, tanto da lavorare. Ma è solo nella quotidianità di un’azione corale la chiave di un futuro migliore. Nel segno di Don Pino bisognerà andare avanti con quella ferrea e serena determinazione che ci ha insegnato”. È quanto afferma, in un nota, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.

Caruso (FI): “Modello più alto di impegno civile e promozione di valori per gli ultimi”

“In questo giorno di memoria e di profonda riflessione, la figura del Beato Pino Puglisi si staglia con immutata potenza come faro di luce contro le tenebre dell’illegalità e della violenza. A trent’anni dal suo barbaro assassinio per mano mafiosa, il suo sacrificio non è una semplice pagina di storia, ma una viva eredità per l’oggi e per il domani della nostra Sicilia. Don Puglisi rappresenta il modello più alto di come l’impegno civile e la fede si possano fondere in una missione di riscatto e di amore per la comunità. La sua opera instancabile, volta a promuovere i valori della legalità, della giustizia e della dignità umana, e la sua dedizione totale alla tutela dei più fragili e degli ultimi, costituiscono una lezione per tutte le istituzioni e per la società tutta”, lo dichiara Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia.

“In particolare, la sua vita spesa per strappare i giovani alla cultura della prevaricazione e della rassegnazione lo rende un modello e una fonte di ispirazione primaria per le nuove generazioni. Ai nostri ragazzi, Don Puglisi indica con forza che è possibile scegliere il bene, che la mafia non è invincibile e che il futuro si costruisce con il coraggio delle proprie idee e con la concretezza dell’azione positiva. Onorare la sua memoria significa per noi, oggi, rinnovare l’impegno quotidiano nella lotta alla criminalità organizzata, nel sostegno alle vittime innocenti e nella costruzione di una società più giusta e coesa, a partire proprio dai nostri territori. Il suo esempio ci sprona a non abbassare mai la guardia e a lavorare, ogni giorno, per una Sicilia libera, prospera e orgogliosa del suo riscatto”.


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