Tutte prime nel suo cuore | Crocetta e le donne di governo

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Dal potere di Patrizia Monterosso all'ascesa di Rosaria Barresi. Dall'addio di Scilabra, Borsellino e Vancheri alla fedeltà di Mariella Lo Bello. Chi sale e chi scende nel borsino "rosa" del potere siciliano.

Il racconto del crocettismo
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5 min di lettura

PALERMO – Il cielo di Crocetta è sempre rosa. Una donna lascia la giunta? Poco male, una donna è pronta a subentrare. Mentre un’altra, vertice massimo della burocrazia, non viene nemmeno sfiorata da una mozione di censura. Ma presto potrebbe lasciare Palermo. La maggioranza (e anche l’opposizione, a dire il vero) di Crocetta ha deciso che di Patrizia Monterosso, all’Ars non si deve parlare. Ed è un segno dei tempi, a pensarci bene. Insieme a tanti altri. Quelli che puntellano con silhouette femminili i posti di governo. A dire il vero, l’attuale segretario generale è da tempo sulla breccia, e quel ruolo lo ricopriva già con Lombardo. Sì, proprio il governatore dal quale Crocetta avrebbe voluto “segnare un solco”. Ma che dire di Nelli e Linda? Mariella e Michela? Vania e Sara?

Donne che vanno, donne che vengono. Ma tutte prime, al traguardo del cuore di Saro. Che le chiama e le coccola, e anche se le allontana, poi trova il modo di riprenderle. Come un innamorato che non sa dimenticare.

“E’ il governo delle donne”, rivendicò Saro da Gela, appena insediatosi. E tutti i torti non aveva. Insieme alla giovane Nelli, fiore all’occhiello della rivoluzione, ecco anche Linda Vancheri indicata da Confindustria, le ex cuffariane Ester Bonafede e Patrizia Valenti, l’agrigentina Mariella Lo Bello e soprattutto Lucia Borsellino che diede il “via” alla campagna di Sicilia che portò Crocetta a Palazzo d’Orleans. Dopo quasi tre anni, di quelle donne ne è rimasta solo una. Mariella Lo Bello ha resistito a rimpasti e ribaltoni. E ha atteso il suo turno quando ha dovuto sedersi “in pachina”. Cioè negli uffici della segreteria particolare del governatore. Una specie di garage dal quale si esce l’auto per la nuova missione, o si deposita la vettura all’ombra, in attesa di giornate migliori. Ne sanno qualcosa, in un senso e nell’altro, Nelli Scilabra e Michela Stancheris. La prima, relegata nel ruolo di segretaria particolare dopo l’addio traumatico all’assessorato (siamo nelle settimane successive al ‘flop day’ del Piano giovani), la seconda catapultata dalle incombenze dell’agenda del presidente a quelle dell’assessorato al Turismo guidato fino a poco prima da Franco Battiato. “Giovani, donne e capaci”. Il mantra era quello. E che verrà solo in parte rivisto, di fronte alle esigenze della politica. Dei partiti. Di una disastro amministrativo che sembra non aver ancora mostrato il suo peggio. Di fronte ai venti, trenta, trentacinque, tra poco quaranta cambi di assessori. Ma le donne ci sono. Ci sono sempre. Anche se qualcuna di quelle che è andata, porta con sé un po’ di delusione.

Michela, adesso, con Saro sembra avere rotto e ha anche sottolineato la sua “indipendenza politica (?)”. Mentre Linda ha sbattuto la porta ed è andata via. Addio alle Attività produttive. La Vancheri era stanca da tempo di questa avventura: “Non fa più l’assessore da sei mesi” rivelò Crocetta, il giorno delle dimissioni, a proposito della giovane assessora che rappresentava gli industriali in giunta. E che adesso è, se non in mezzo, attorno al “caso Cicero”, l’ex presidente dell’Irsap che ha accusato Crocetta di averlo lasciato solo e Linda di aver ignorato la sua attività alla guida dell’ente.

Donne che scendono, donne che salgano nel borsino del potere siciliano. Ce n’è una, in particolare, che starebbe continuando a scalare posizioni nella classifica delle donne di governo. Rosaria Barresi è un dirigente esperto e da anni in prima fila: con Cuffaro, Lombardo e Crocetta, appunto. Che negli ultimi mesi sembra averne apprezzato in modo particolare le qualità. Al punto da “imporla” a Sicilia democratica: “Ecco il vostro assessore all’Agricoltura”. Ma l’ascesa potrebbe persino non fermarsi qua. Da giorni, infatti, si inseguono le voci di una “necessaria” sostituzione di Patrizia Monterosso dal vertice della Segreteria generale. Quella condanna a 1,3 milioni di euro, sebbene derubricata al rango di “multa” o poco più dal governatore, pesa. Eccome. E Crocetta avrebbe fatto di tutto perché quella mozione (non) discussa all’Ars non venisse mai presa in considerazione. Adesso però si pensa all’exit strategy. Che potrebbe portare proprio Sara Barresi al vertice della Segreteria generale, consentendo allo stesso tempo di liberare un posto in giunta per uno dei politici richiesti a gran voce da Sicilia democratica.

Dalla burocrazia alla politica, il passo è breve, in fondo. Ma a volte, le due dimensioni finiscono per cozzare. E, si sa, quando due donne litigano, sono guai. È il caso ad esempio dello scontro violentissimo tra Nelli Scilabra, allora assessore alla Formazione, e il “suo” dirigente generale Anna Rosa Corsello. Crocetta intervenne, inizialmente, allontanando la dirigente. Una farsa. Via Nelli, ecco tornare Anna. Perché nel cuore del governatore, le burocrati sembrano far breccia con maggiore facilità.

Non a caso Crocetta si è messo nelle mani – dal punto di vista amministrativo – di Patrizia Monterosso, plenipotenziaria di Palazzo d’Orleans. Per la quale ha chiuso entrambi gli occhi. Anche di fronte a quella pesante condanna. Un atteggiamente che sorprende ancora di più se si confronta col trattamento riservato ad altre donne. Come Mariarita Sgarlata, chiamata in giunta (prima ai Beni culturali e poi al Territorio) e successivamente cacciata per motivi “etici”. No, in questo caso una condanna milionaria per danno all’erario non c’entra. L’assessore è stata accusata di aver costruito una piscina parzialmente abusiva. Dopo la “cacciata” si scoprì che quella piscina non era abusiva. Nemmeno parzialmente. Ma Mariarita non c’era già più. La sua presenza al potere è stata appena un po’ più lunga di altre. Vere e proprie “meteore” dell’era Crocetta. È il caso di Marcella Castronovo, fuggita via dopo un paio di mesi. O di Francesca Basilico D’Amelio, chi la ricorda? Fu in realtà il primo assessore all’Economia di Crocetta. Nei giorni in cui il governatore sceglieva la sua collaboratrice più stretta: il capo di gabinetto. Dopo qualche giorno si suspance la scelta cadde su Enza Cilia. Altra donna “capace, con un grande curriculum”, che Crocetta sostituì subito. Con altre donne, ovviamente: prima Antonello Bullara, poi Maria Mezzapelle. Donne, sempre donne. Gomito a gomito col più potente di Sicilia.

Giochi di potere a tinte rosa. Ma che a volte virano verso il “giallo”. È il caso dell’addio di chi sembrava quasi “una cosa sola” con Rosario Crocetta. Non a caso è stata proprio lei ad accompagnarlo fin dall’inizio della campagna elettorale. Una sorta di “tandem” giunto fino alle porte di Palazzo d’Orleans. A un certo punto, però, Lucia Borsellino ha lasciato. “Per ragioni di natura etica e morale”. Legati certamente anche al caso Tutino, il primario e medico personale del governatore, finito in carcere per la gestione dell’ospedale Villa Sofia. Ma forse, l’addio di Lucia non è legato solo a quello. “Mi sono sentita tradita”, ha ammesso. E se una donna è tradita, probabilmente, è giusto che vada.

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