PALERMO – “Il Piano sanitario non esiste”. La presunta verità è stata persino messa a verbale nel decisivo vertice di maggioranza di ieri. Poche ore prima però, a Trapani, l’assessore Gucciardi era intervenuto sulle assunzioni ancora bloccate: “Andrò avanti, senza fare sconti a nessuno”, ha assicurato. Al suo fianco l’entusiasta manager dell’Asp di Trapani, Fabrizio De Nicola: “Altro che tagli. Il Piano – ha detto – prevede, per la nostra provincia, un aumento dei posti letto”. E il direttore generale è anche sceso nel dettaglio dei numeri: “Da 905 a 961 posti letto”, assicurava.
Insomma, chi dice il vero e chi mente? Il governo che si ostina a dichiarare l’inesistenza di quel Piano o il manager che addirittura dimostra di conoscerne le pieghe più nascoste, i singoli dati? Ovviamente non mente De Nicola. Che evidentemente – e non è il solo – ha messo le mani e ha potuto studiare con calma quel documento dettagliato e complesso, composto da 34 pagine di fitte tabelle che fotografano, stavolta a scanso di equivoci, la programmazione che l’assessorato ha inviato al Ministero della Salute e al Mef.
La provincia dell’assessore
Ha ragione quel manager, infatti. A Trapani i posti letto crescono. E crescono, in particolare, nella città dell’assessore Gucciardi, che due giorni fa protestava: “Ho sentito di tutto, addirittura c’è stato chi mi ha accusato di aver favorito l’ospedale di Salemi”. Un’accusa fondata, a quanto pare. Il programma di Gucciardi, infatti, prevede per Salemi, ospedale “promosso” Dea di primo livello a braccetto col “Sant’Antonio Abate” di Trapani, una crescita di 24 posti letto, dovuti soprattutto ai nuovi 12 posti letto in geriatria e agli altri 12 in “riabilitazione”. A crescono anche i posti letto nell’ospedale del capoluogo trapanese: 17 in più, anche grazie alla creazione dell’unità di chirurgia plastica. Salgono anche i posti letto a Castelvetrano (più 22), mentre scendono a Marsala (scompaiono 28 posti letto) e Mazara (10 posti letto in meno).
Palermo: sale il Civico, scende Villa Sofia
Se Trapani ride, a Palermo la situazione è molto differenziata. Il Piano, ad esempio, è una buonissima notizia per l’Arnas Civico diretto da Giovanni Migliore. Lì i posti letto aumenteranno addirittura di 103 unità anche in seguito alla creazione di alcune strutture come quella di Nefrologia (con l’abilitazione per i trapianti del rene) e dell’Unità coronarica. In tutto, al Civico alla fine della programmazione esisteranno 20 unità operative in più. Di segno opposto, invece, la programmazione destinata al “Villa Sofia-Cervello”, azienda guidata da Gervasio Venuti, dove si prevede un taglio di ben 84 posti letto, con la scomparsa della cardiochirurgia pediatrica e dell’odontoatria. Ancora di più perderà il Policlinico guidato da Renato Li Donni: 119 posti letto, tutti per acuti. Altri 16 posti perderà l’ospedale di base di Partinico, 18 quello di Termini Imerese, nove quello in zona disagiata di Corleone. Crescono di 22 unità i posti letto agli Ospedali riuniti “Ingrassia-Villa delle Ginestre”.
A Catania tagli (quasi) per tutti
La Sicilia orientale sarà la zona maggiormente “sacrificata” sull’altare dell’adeguamento al decreto ministeriale 70. In tutte le aziende, infatti, arrivano i tagli. Spesso molto dolorosi. È il caso ad esempio dell’ospedale Garibaldi, Dea di primo livello guidato da Giulio Santonocito: ecco 55 posti letto in meno, frutto soprattutto della soppressione di Ematologia e della riduzione dei posti letto in Ortopedia. Ma i tagli maggiori sono previsti al Policlinico catanese “Vittorio Emanuele” diretto da Salvatore Paolo Cantaro, dove si prevede la riduzione di ben 219 posti letto, quasi tutti per “acuti”: saltano la Nefrologia e la Radioterapia, tagli massicci in Ortopedia ed Ematologia. “Promosso” invece il “Cannizzaro” guidato da Angelo Pellicanò: 32 posti letto in più, soprattutto grazie all’istituzione del reparto di Cardiologia. Tagli invece negli Ospedali riuniti Acireale-Giarre (36 in meno), mentre crescono i posti letto a Caltagirone (Dea di primo livello): 62 in più.
I tagli sullo Stretto
Insomma, tagli quasi ovunque, tranne a Trapani. Anche Messina, infatti, sarà “penalizzata” dal Piano del quale tutti negano l’esistenza. In generale, gli ospedali della Provincia perderanno 60 posti letto. Il più penalizzato sarà l’ospedale Papardo, diretto da Michele Vullo. Lì si prevedono 161 posti letto in meno, e la scomparsa di alcuni reparti come la Oncoematologia, la chirurgia plastica e soprattutto la riabilitazione (31 posti letto in meno). Tagli anche al Policlinico di Messina guidato da Marco Restuccia: saranno 40 i posti letto in meno, con la scomparsa del reparto di cardiologia con emodinamica. Scendono anche i posti letto nel presidio di base di Patti (18 in meno), e negli ospedali riuniti Milazzo-Barcellona (12 posti letto in meno a Milazzo, 19 in meno a Barcellona Pozzo di gotto). Venti posti letto in meno invece nell’ospedale di base di Taormina. Crescono i posti letto invece a Sant’Agata di Militello, Mistretta e Lipari.
Salva Siracusa, 78 posti letto in meno ad Agrigento
L’unica provincia a salvarsi, insieme a Trapani, è quella di Siracusa. Lì complessivamente di tagli non se ne vedranno, anzi i posti letto aumenteranno seppur di sole 11 unità. Certo, qualcuno potrà lamentarsi lo stesso: all’ospedale Muscatello di Augusta sono previsti infatti 15 posti letto in meno. Crescono di 20, invece, nell’”ospedale di comunità” di Noto: sono quelli previsti nel nuovo reparto di Geriatria. Crescono invece i posti letto sia a Siracusa (Dea di primo livello) che nell’ospedale di base di Avola. Per il resto, nelle altre province il bilancio è ovunque in passivo. Nell’Agrigentino, ad esempio, scompariranno 78 posti letto: 17 all’ospedale San Giovanni Di Dio del capoluogo, 24 a Licata, 35 a Sciacca e 2 a Ribera (questi ultimi due riuniti). Si salva solo il presidio di base di Canicattì dove crescono di dieci unità i posti letto, ma scompaiono alcuni reparti come quello di Neurologia e Oculistica.
Caltanissetta, Enna e Ragusa
In Provincia di Caltanissetta invece i posti letto in meno saranno 47: la maggior parte dei quali “scompariranno” negli ospedali riuniti Caltanissetta-San Cataldo (30 in meno). Scendono i posti letto anche a Gela, città del presidente della Regione (19 in meno), recuperati in parte negli altri ospedali riuniti a quello gelese (6 in più a Niscemi e 10 in più a Mazzarino). Tagli di 15 posti letto in Provincia di Enna, nonostante la crescita di ben 69 posti letto nel solo ospedale Umberto I del capoluogo. Dimezzati invece i posti letto a Nicosia trasformato in ospedale “in zona disagiata”. Infine, tagli anche a Ragusa (complessivamente 14 posti letto in meno), penalizzato anche l’ospedale di Modica: 32 posti letto in meno.
Le tabelle del mistero
Insomma, il Piano c’è. E se è vero che non è stato ancora deliberato dalla giunta, non è vero che si trattava di uno schema generale, di una simulazione. Queste carte sono state trasmesse nei mesi scorsi dall’assessorato al Ministero della Salute. E sono state esaminate dai tecnici romani. Adesso, il dietrofront di assessore e governo, dopo le polemiche. Ma le carte ci sono, e parlano chiaro. Anzi, non sempre così chiaro. “Oltre alla tabella con la programmazione prevista dall’assessorato e suddivisa per discipline – la denuncia del sindacato Cimo – esiste anche una seconda tabella, relativa ai Servizi. In maniera piuttosto “anomala” – dicono i sindacalisti – i servizi non sono identificati con il codice disciplina previsto dal DM 70 ma con il codice utilizzato in Regione Sicilia ai soli fini gestionali, mai per identificare discipline e che nulla ha a che vedere con la logica di rete ospedaliera. Così in questa seconda tabella – concludono – vengono nascoste ulteriori strutture complesse che risultano essere, a tutti gli effetti, duplicati delle strutture già previste nella prima tabella”. Insomma il Piano c’è, eccome. Ed è pieno di tagli. Ma non per tutti.

