Applausi al 'dottore' Vargas Llosa - Live Sicilia

Applausi al ‘dottore’ Vargas Llosa

Vargas Llosa e Roberto Lagalla

Allo Steri lectio magistralis dello scrittore, Nobel per la Letteratura 2010, che ha ricevuto la laurea in Lingue e letterature moderne dell'occidente e dell'oriente. Lagalla: "Il suo un viaggio straordinario nella sala parto della letteratura".

università di palermo
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PALERMO – All’interno tutti i posti della Sala dei Baroni esauriti, all’esterno un maxischermo per chi ha voluto seguire la cerimonia. Palermo ha abbracciato così Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura 2010 che ha ricevuto la laurea ad honorem in Lingue e letterature moderne dell’occidente e dell’oriente da parte dell’Università del capoluogo.

La cerimonia si è tenuta nella sala magna del complesso monumentale dello Steri. Ad accogliere Mario Vargas Llosa, considerato uno uno tra i più grandi scrittori contemporanei al mondo, una folta commissione di professori della facoltà di Lettere e filosofia, il rettore Roberto Lagalla e l’entrante in carica Fabrizio Micari.

Definito il nobel del truce realismo e della sensualità del male, ma anche il nobel che ha messo tutti d’accordo sull’equità dell’Accademia, Vargas Llosa si è rivolto al suo pubblico con una lectio magistralis dal titolo “Riflessioni di uno scrittore”. Perchè si scrive letteratura? Come si scrive un romanzo? A cosa serve la letteratura? Sono queste le domande che hanno aperto la lectio e a cui lo scrittore ha dato una risposta ponendosi dinanzi a un lettore immaginario, uno di quelli che scredita il cosiddetto “ozio affaccendato dello scrivere”. Domande – forse provocazioni – che lo stesso Vargas Llosa confessa di essersi posto più volte. “Scrivere è un’attività meravigliosa, esaltante, difficile e a volte dolorosa”, è l’incipit della riflessione. “Un’attività di chi sente l’urgenza o la necessità di scrivere. Più volte ho riflettuto sull’origine di questa vocazione. Cosa può spingere una donna o un uomo a dedicare la propria vita a creare delle realtà e mondi nuovi con questo strumento così fugace qual è la parola? Perché dedicare tanti sforzi e tanto tempo a creare illusioni?”.

E ha continuato indagando sulle ragioni più intime della sua vocazione: “La realtà è insufficiente. Si sente un divario tra questa e il mondo che si vorrebbe. Ci si può sentire in attrito con la realtà a causa delle ingiustizie a cui si assiste o perché si ha appetito di fantasie che la società rifiuta, condanna o sanziona. E ciò fa del soggetto un ribelle, un individuo in guerra con la realtà vera”.

Insoddisfazione della realtà e del mondo reale che, secondo la visione dello scrittore, sono stimolo e impulso della vocazione letteraria. Urgenza che si è iniziata a manifestare all’età di cinque anni, da quando lo stesso cominciò a leggere. La lettura, quindi, punto di partenza di un appettito che si è acuito negli anni e manifestato nella produzione letteraria di Vargas Llosa. E conclude, a proposito del processo non cronologico dell’elaborazione artistica, rivelando la ricetta di quei canovacci che si trasformano poi in versioni definitive di romanzi: “Correggendo, rifacendo, distruggendo. Più che uno scrittore mi considero un riscrittore. Quando scrivo ho una nebulosa in testa in cui tutto è molto confuso e vago fino quando non scrivo l’ultima parola. La storia prende consistenza nel momento in cui si materializza il processo affascinante in cui la finzione si alimenta di tutte le esperienze vissute. Una versione magmatica, cannibalizzante che va nutrendosi di altri ricordi e risvegliando altre immagini, per contrasto o per immaginazione, fino a quando tutto quello che faccio serve all’opera che mi accingo a scrivere. Quando arriva questo stato sento che ogni mio sforzo è stato premiato. Una forza di attrazione tale che mi rende schiavo della parola”.

 “Un viaggio straordinario nella sala parto della letteratura”, con queste parole Lagalla ha definito la lectio.

 


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