Uccise la moglie Patrizia Russo a coltellate, condanna all'ergastolo

Uccise la moglie a coltellate, ergastolo confermato

Patrizia Russo
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Patrizia Russo (nella foto) aveva 53 anni ed era originaria di Agrigento
IL FEMMINICIDIO
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TORINO – La Corte di assise di appello di Torino ha confermato la condanna all’ergastolo per Giovanni Salamone, il 64enne che il 16 ottobre 2024, a Solero, in provincia di Alessandria, uccise a coltellate la moglie, Patrizia Russo, di 53 anni, di origini agrigentine.

Il femminicidio e poi il tentato suicidio in carcere

I giudici, su richiesta della difesa, hanno autorizzato l’avvio di un iter finalizzato a valutare l’ammissione dell’imputato a un percorso di giustizia riparativa. Subito dopo il delitto, Salomone chiamò i carabinieri sostenendo di essere posseduto dal diavolo. In seguito tentò il suicidio in carcere.

Chi era Patrizia Russo

Madre di due figli, insegnante appassionata, donna apprezzata da tutti. La vita di Patrizia Russo, agrigentina di 53 anni, è stata stroncata dalla ferocia esplosa nel cuore della notte nella propria camera da letto. 

Il processo di Torino

La pg Sara Panelli, in aula, ha sottolineato che si trattò di un femminicidio in piena regola, e che la contestazione non è stata possibile perché all’epoca la fattispecie non era prevista come reato autonomo: si è proceduto quindi per omicidio volontario aggravato.
La coppia, che aveva due figli (ora parte civile), si era trasferita in Piemonte quando Patrizia aveva ottenuto un incarico come insegnante di sostegno.

Che cos’è la giustizia riparativa

L’uomo, che risultò malato di depressione, non aveva un’occupazione stabile. La giustizia riparativa è un istituto – privo di effetti sul processo e sul giudizio di colpevolezza – che ha come obiettivo il ristoro delle persone offese anche dal punto di vista emotivo, e, come hanno spiegato i giudici, in questo caso può rivelarsi “utile per dirimere le questioni derivanti dal fatto” e “favorire la presa di coscienza del disvalore” del suo comportamento da parte dell’imputato.

La procura generale ha dato parere favorevole. La Corte (dopo avere osservato che il diniego delle parti civili “non è ostativo”) ha disposto che l’uomo, condannato per l’omicidio della moglie Patrizia, prenda contatto con un centro di Torino specializzato in giustizia riparativa per verificare se ci sono le condizioni per l’avvio del percorso.

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