Un Natale d'attesa per Almaviva | Quasi duemila posti a rischio - Live Sicilia

Un Natale d’attesa per Almaviva | Quasi duemila posti a rischio

Il 19 gennaio Wind deciderà sull'affidamento dell'assistenza tecnica. Se la commessa non fosse confermata, 929 lavoratori andrebbero in mobilità e altrettanti rischiano il mancato rinnovo del contratto.

PALERMO – La mobilità per 929 lavoratori di Almaviva Contact è dietro l’angolo. Altrettanti lavoratori a progetto rischiano di perdere il posto. C’è una data da cui dipende tutto il loro futuro professionale all’interno della più grande azienda di call center della Sicilia. È il 19 gennaio: quel giorno, infatti, si chiuderà la gara di Wind per l’assegnazione del proprio servizio clienti. Servizio che Almaviva gestisce praticamente da sempre, dal 2001, ma che rischia adesso di subire le stesse sorti di altre commesse, a volte finite all’estero, ad esempio in Albania o Romania, con prezzi più bassi.
È la prima volta infatti che Wind mette a gara il servizio di assistenza clienti: dal 2001 ad oggi il rinnovo della commessa era avvenuto con una contrattazione a due tra compagnia telefonica e Almaviva. Stavolta, invece, la gara è aperta. Almaviva, però, già da tempo nel bel mezzo di una crisi che la vede protagonista di una vertenza presso il Ministero per lo Sviluppo economico a Roma, affiancata dai rappresentanti del governo regionale siciliano, aveva annunciato senza mezzi termini: “Nel caso di mancato rinnovo della commessa Wind non potremo fare a meno di mettere in mobilità migliaia di lavoratori”. Nonostante le commesse attualmente attive in Almaviva siano sei, perdere Wind sarebbe un colpo troppo duro da reggere. Impossibile.
In un primo momento si era parlato di duemila dipendenti a tempo indeterminato e di circa mille lavoratori a progetto da mettere in mobilità; a oggi, pare che il numero di lavoratori sia di 929 persone solo su Palermo, 1328 con gli esuberi previsti a Catania e a Milano. Altrettanti i lavoratori a progetto che rischiano di non poter contare più sul rinnovo del contratto. Un numero di disoccupati che, soprattutto in una città come Palermo, rappresenterebbe una catastrofe occupazionale difficile da gestire.
I sindacati annunciano già battaglia perché l’obiettivo, se si dovesse arrivare alle procedure di mobilità, è quello di scongiurare la cassa integrazione settoriale. Ovvero, si lotterà affinché gli esuberi non riguardino soltanto i lavoratori impegnati su Wind, in quanto non sono i dipendenti a scegliere di cosa occuparsi, ma è l’azienda che decide le assegnazioni, salvo richieste particolari. Questo significa che si proverà a distribuire gli esuberi anche in altri centri d’Italia, tra tutta la popolazione di Almaviva Contact.
Popolazione che già usufruisce, per duemila lavoratori, di ammortizzatori sociali, ovvero dei contratti di solidarietà a rotazione, per una percentuale massima del 35 per cento: ovvero, circa sette giorni al mese pagati al 70 per cento dello stipendio, con una perdita salariale di circa 150-200 euro al mese. La possibilità per Almaviva di usufruire di questi ammortizzatori sociali scadrà a maggio del 2015.
Poi ci sono i Lap, i cui contratti di lavoro a progetto vengono rinnovati di mese in mese e che ovviamente sarebbero i primi lavoratori a subire i colpi di un accentuarsi della crisi. Gestiscono commesse outbound, cioè telefonate in uscita per promozioni, vendite o altro; i loro stipendi si aggirano sulla media di 350 euro al mese, nel rispetto della norma sui minimi salariali che fissa a 4,50 euro all’ora il compenso per i lavoratori a progetto. Poi, sul bilancio dell’azienda gravano i costi di due sedi come quelle di Palermo, la ex Alicos in via Cordova e la ex Cosmed in via Marcellini. La vertenza Almaviva, infatti, balzò agli onori delle cronache proprio quando, contratto di affitto in scadenza per Alicos, si pose il problema di una sede unica, a norma, dove riunire tutti i 5 mila dipendenti del call center. Inizialmente, le mire si concentrarono su un edificio confiscato alla Immobiliare Strasburgo, l’ex edificio Telecom di via Ugo La Malfa, poi il problema diventò più serio e la società spiegò che il problema della sede diventava secondario rispetto alla definizione di un nuovo piano industriale con cui affrontare la crisi del settore. In attesa che si sblocchi la questione al Mise, la Regione è intervenuta, grazie all’assessore alle Attività produttive, Linda Vancheri, e ha chiesto alla Corte dei Conti, proprietaria dei locali di Alicos, di sospendere il termine del contratto di locazione fino alla soluzione della vertenza.


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