Almaviva, operatori senza lavoro: "A casa dopo l'emergenza Covid"

Almaviva, operatori senza lavoro: “A casa dopo l’emergenza Covid”

"I lavoratori sono in mezzo alla strada"

PALERMO- “Anche loro sono ‘eroi del Covid’, come li chiamavano tutti, nel momento del bisogno. Rispondevano al telefono, stavano accanto a chi era impaurito o non sapeva che fare, dando i consigli per le procedure amministrative, perché il discorso medico, ovviamente, non li riguardava. Ma erano pure loro in trincea, erano la voce amica in un momento drammatico. Ti indirizzavano per il Green pass…”. Francesco Assisi, segretario regionale della Fistel Sicilia (Cisl), si accalora quando parla del caso degli operatori del call center Almaviva impiegati al numero 1500, un servizio del ministero della Salute, durante la pandemia. Finita l’emergenza, si sono rotti i telefoni, purtroppo. Una storia nota da tempo che sta procedendo verso un drammatico epilogo.

L’emergenza in Sicilia

“Più di quattrocento operatori in Sicilia sono praticamente in mezzo alla strada – dice Assisi, con una metafora brutale ed efficace -. Ci sarebbe la cosiddetta clausola sociale, che garantisce il mantenimento del posto con la territorialità, ma in questo caso non vale e siamo davanti a una vera beffa. Questa è gente che si è trasferita da altre commesse che avrebbero avuto un futuro e che, avendo il servizio chiuso i battenti il 31 dicembre 2023, non sarà protetta. Sono persone di quaranta e cinquant’anni. La cassa integrazione durerà fino a ottobre, con la possibilità di uno scivolamento al prossimo dicembre, ma la situazione resta drammatica, perché poi c’è il nulla”.

Regione disponibile, ma…

All’orizzonte c’è soltanto un labile piano di ricollocamento tutto da verificare. “Mi pare un’operazione quasi impossibile – incalza Assisi -. Noi, come sindacato, proseguiremo con gli incontri per cercare di dare una prospettiva. La Regione si è mostrata disponibile, il ministero della Salute non può lavarsene le mani. Parliamo di dipendenti che, come gli altri, hanno garantito un presidio essenziale in tempi di pandemia. Non sono figli di un dio minore”.

Le reazioni politiche

Non sono mancate, di recente, reazioni politiche anche aspre sulla vicenda. A fine dicembre la dura presa di posizione dell’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo: ““Ho la sensazione che Roma abbia abbandonato i lavoratori di Almaviva”. “L’unica soluzione prevista sono ammortizzatori sociali di 9 mesi, prorogabili di 3, che sortiranno come unico effetto quello di rimandare il momento in cui queste persone rimarranno senza un lavoro. Non servono pannicelli caldi ma soluzioni strutturali. Chiediamo per questo sia al ministro Urso che a quello della Salute Schillaci di tener fede agli impegni presi e trovare una soluzione”, queste le parole del capogruppo Iv, Davide Faraone. Tanta solidarietà. Ma la sabbia scorre nella clessidra.


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