Ci sarà una Virginia Raggi a Palermo? Vale a dire, ci sarà anche qui – considerata l’onda d’urto di M5S – un sindaco grillino, di bella presenza, unto dal popolo del web, purtroppo molto più piccolo degli argomenti che dovrà affrontare, così da trasformarsi in un’occasione perduta già pochi giorni dopo le elezioni?
Certo, se Virginia a Roma piange, soverchiata, come Ignazio Marino, da guai colossali che tracimano oltre la propaganda, non è che Leoluca a Palermo rida. Ma il punto è proprio questo: varrà davvero la pena di passare dall’esperienza che non ha saputo risolvere i problemi alla beata imperizia di chi non saprà, comunque, risolverli?
A leggere la lista pentastellata all’assalto di Palazzo delle Aquile – l’elenco, cioè, da cui, dopo il vaglio dei vertici e la votazione, usciranno i nomi dei candidati consiglieri e del candidato sindaco – viene un po’ da mettersi le mani nei capelli. Sono tutte brave persone, della ‘società civile’ (l’intoccabile società civile che si autoproclama, che va in bici e presenta il conto di sequele di fallimenti), qualcuno noto per sensibilità e buonafede. ‘Espressioni del territorio’, del movimentismo, etc etc, in ossequio al dogma dell’onestà che deve bastare a se stessa, senz’altro offrire.
Tuttavia, a naso, si capisce che molti di loro non saprebbero distinguere una delibera da un piatto di pasta con le vongole. Magari per un consigliere non sarà tanto grave, essendo il consiglio comunale la palestra delle più disparate esperienze di vita e di politica: anzi, ben venga una boccata d’aria fresca. E il sindaco? Palermo può permettersi un sindaco carino, giovanile, simpatico, implacabilmente sommerso dalla sua inesperienza politica e amministrativa a fronte di altissimi ostacoli da scavalcare?
Oltretutto, a scorrere nuovamente l’abecedario delle belle speranze si avverte l’effetto ‘maionese impazzita’ di personaggi mischiati alla rinfusa che mai condividerebbero alcunché – figuriamoci un ideale o un percorso comune – se non la pista del circo sotto il tendone marchiato a fuoco dal domatore Beppe Grillo e dal suo proconsole locale, il fiammeggiante Riccardo Nuti.
C’è Ugo Forello, avvocato, già fondatore e attivista di Addiopizzo, c’è Daniela Tomasino, consigliera nazionale di Arcigay e colonna del movimento gay palermitano, c’è il poliziotto-sindacalista Igor Gelarda, c’è il giornalista sportivo William Anselmo, c’è qualche nominativo ‘interno’, come quelli di Adriano Varrica e Samantha Busalacchi.
Insomma, una variegata compagnia di giro, assemblata a casaccio, priva delle qualità che occorrerebbero per governare sul serio, tra cui annoveriamo, da nostalgici, uno sperimentato curriculum in politica: una comunità talmente eterogenea da rendere inimmaginabile il raggiungimento di una sintesi su ogni questione aperta.
E’ sempre legittima l’obiezione: non è che questi che comandano adesso abbiano dato prova di chissà quali talenti. Ma c’è pure la contro-obiezione: vale davvero la pena di passare dall’inefficace esperienza alla più sprovveduta innocenza? Possibile che non esista uno spiraglio tra i pasticci di Luca e il nulla politico (col bianchissimo sorriso) di Virginia?

