Attraversando lo spavento di Palermo, c’è venuto in mente che solo una donna ci salverà. Lo spavento di Palermo lo solchiamo due volte al giorno. La mattina andiamo al lavoro. Di sera torniamo dal lavoro. Per il resto, chiusi al lavoro, siamo risparmiati. Di mattina, c’è confusione, c’è sporcizia, c’è il degrado urbano, facilmente misurabile con la strumentazione delle classifiche della felicità. Ma è di sera che lo spavento diventa terrore. Bruttezza e bellezza si mescolano in un cocktail che sconvolge.
Alla stazione, Giuseppe, ex fattorino del Jolly, dorme per terra, in una tana di cartone, col favore del buio. E’ l’ultimo riparo che ha saputo costruire per la sua famiglia, una moglie e una figlia disabile, dopo lo sfratto. L’unica speranza di Giuseppe Cioffi è la campagna elettorale per le comunali. E’ in quel frangente che le vacue promesse dei politici si solidificano. La politica, a Palermo, è come il Bingo. Devi avere fortuna per estrarre il numero giusto, al momento opportuno.
Poi, giri l’angolo. Lasci Giuseppe e i suoi. La città ti investe con un profumo eccessivo di zagara e gelsomino. Eccessivo perché vastaso. Eccessivo perché non è giusto pugnalare così l’assuefazione alla bruttezza. Palermo non sa decidersi. Si copre di munnizza e ti ferisce. Ma ti assassina col sorriso.
Attraversando le piaghe, i sorrisi, la munnizza, i gelsomini, c’è venuto in mente che solo una donna ci salverà. In fondo, il sesso forte ha svillaneggiato abbastanza. E’ un lampo che arriva dal sentimento che coltiviamo delle donne, come l’abbiamo imparato a scuola. Come cerchiamo di copiarlo nella vita. Le donne sono portatrici di meraviglia e verità. Fanno miracoli. Posseggono la delicatezza del grembo e dello sguardo. Praticano, all’occorrenza, la sana determinazione che distrugge, quando non c’è più nulla da conservare. Palermo ha bisogno di morire e risorgere. Ecco perché pensiamo che una donna ci salverà. Ecco perché vorremmo vietare le elezioni ai maschi. Solo candidate donne, per eleggerne una. Purché non ci somigli.

