Venti persone sono finite in ospedale nel giro di poche ore dopo avere mangiato pesce acquistato tra Bagheria e Casteldaccia. È scattata un’indagine sanitaria dopo che alcuni cittadini appartenenti a nuclei familiari diversi hanno accusato sintomi compatibili con un’intossicazione alimentare, facendo scattare l’allarme tra medici e autorità sanitarie.
I casi sono stati registrati nelle ultime ore tra la guardia medica e il Presidio territoriale di emergenza di Bagheria, dove i pazienti si sono presentati con disturbi simili e riconducibili a un’unica possibile causa.
Venti intossicati, il pesce era conservato male?
Secondo le prime ricostruzioni, tutte le persone coinvolte avrebbero consumato alalunga acquistata in diverse attività commerciali tra Bagheria e Casteldaccia.
L’ipotesi al momento al vaglio è che il pesce possa non essere stato conservato correttamente prima della vendita e del consumo.
I pazienti hanno manifestato sintomi quali eruzioni cutanee, nausea, vomito, diarrea e tachicardia, un quadro clinico che ha immediatamente attirato l’attenzione dei sanitari.
L’allarme e le indagini
L’elevato numero di casi registrati in un arco di tempo ristretto ha spinto i medici della guardia medica di Bagheria a segnalare l’episodio ai carabinieri.
La comunicazione ha fatto partire gli accertamenti necessari per comprendere l’origine dell’intossicazione e verificare eventuali responsabilità.
Già durante la notte gli operatori del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo hanno avviato un’indagine epidemiologica finalizzata a ricostruire i collegamenti tra i diversi casi e a individuare il possibile punto comune nella filiera di distribuzione del prodotto ittico.
In campo più strutture sanitarie
Accertamenti sono stati eseguiti presso la guardia medica di Bagheria, il pronto soccorso dell’ospedale Buccheri La Ferla e quello del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo.
Nell’inchiesta è stato coinvolto anche il Dipartimento veterinario dell’Asp di Palermo.

