Vini dell'Etna, l'affondo di Mannino: |"Produttori maltrattati e vessati"

Vini dell’Etna, l’affondo di Mannino: |”Produttori maltrattati e vessati”

Vini dell’Etna, l’affondo di Mannino: |”Produttori maltrattati e vessati”
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Il presidente del Consorzio Etna Doc ha inviato una missiva al vetriolo alla Regione.

CATANIA – “I produttori dell’Etna sono maltrattati, poco considerati, inascoltati e vessati”. Il grido d’allarme che Giuseppe Mannino, il Presidente del Consorzio di Tutela Etna Doc, ha lanciato (anche da imprenditore) alla Regione Sicilia nell’ultimo incontro alla Camera di Commercio poco prima del Vinitaly non ha ancora avuto risposte. Mannino, allora, ha messo tutto nero su bianco e ha scritto una lunga lettera dove evidenzia la mancanza di attenzione della classe politica e amministrativa siciliana.

“Nessun processo  – scrive il Presidente – ma rivendichiamo pari dignità e maggiore considerazione a prescindere dal fatto che ormai da qualche anno rappresentiamo la punta di diamante e l’orgoglio della viticultura regionale. Non si tratta certo di autocelebrazione, – chiarisce – ma le molteplici attestazioni, i premi internazionali ed il posizionamento dei nostri vini in vetta alle classifiche mondiali, sono riconoscimenti che ci inorgogliscono e ci spronano a migliorare”. Ma a questa voglia di migliorare non risponde una logica economica di supporto da parte degli organi preposti, come quelli dell’assessorato regionale all’Agricoltura.

Mannino scatta una fotografia di quanto sta accadendo tra i vigneti del Vulcano. “L’Etna è diventata talmente importante nel panorama vitivinicolo internazionale che le più importanti cantine siciliane si sono sentite in dovere di piazzare una delle proprie bandiere all’interno della Doc Etna, ma ciò che ci inorgoglisce di più – aggiunge il Presidente –  è che, anche produttori nazionali, inglesi, belgi, svizzeri e persino giapponesi si sono insediati alle falde del vulcano, riconoscendone eccellenza e potenzialità”.

Per affrontare queste sfide è necessario rendere appetibile il territorio agli investimenti. “I produttori etnei hanno sostenuto e sostengono con caparbietà – evidenzia Mammino – considerevoli investimenti per garantire i massimi standard di qualità del prodotto e la migliore accoglienza a chi viene a visitare il nostro territorio, tutto nella tutela del patrimonio ambientale, ripristinando terrazzamenti, ristrutturando palmenti ed edifici rurali e quant’altro sia atto a mantenere in buono stato il “sistema Etna” in tutte le sue sfaccettature”.

Sforzi che non hanno avuto un supporto delle Istituzioni. Anzi Mannino si chiede: “Cosa abbiamo ricevuto in cambio?”. Il presidente del Consorzio di tutela ha un’idea precisa di proposte e, nella lunga missiva, le ha formulate all’assessore Antonello Cracolici non dimenticando i tanti nodi fermi al palo e bloccati tra burocrazia e mala gestione della cosa pubblica.

PROGETTI LEADER. “Tutto fermo”, scrive Mannino parlando dei cosiddetti “progetti leader”. “Con i GAL in attesa di operare ed il bando pubblicato nel 2016 (con un anno di ritardo). A giugno dello stesso anno sono state presentate le domande ed a settembre è stata pubblicata la graduatoria. Dopo di che, nuovamente tutto fermo, in attesa di cosa? – si chiede ancora – Avendo presentato i ricorsi, visto che abbiamo accumulato due anni di ritardi, e visti i tempi incerti della giustizia, si poteva – propone –  iniziare ad attuare tutte le misure atte a partire, cautelandosi in caso di accoglimento di ricorso”.

PSR 2014/2020 Misura 4.1. Per il presidente del Consorzio Etna Doc in riferimento ai fondi   “PSR 2014/2020” vi sono state delle “palesi disparità nei punteggi assegnati, che penalizzano le aziende etnee”.

Produttori BIO. Per la misura dedicata ai produttori Bio Mannino evidenzia che “per quanto riguarda il vino, non tutto il vino proveniente da uva biologica viene fatturato come tale. Le aziende ricadenti nel Comune di Castiglione e Linguaglossa – afferma l’imprenditore –  rimangono inspiegabilmente nel comprensorio dell’Ispettorato all’Agricoltura di Messina, con tutti i disagi e l’aggravio di costi, per l’utenza che ne derivano”.

“Tutto questo è inaccettabile”, è l’affondo di Giuseppe Mannino. Il presidente del Consorzio Etna Doc (che rappresenta quasi 100 aziende) non ha peli sulla lingua: “Chiediamo con fermezza e senza indugi che vengano immediatamente corrette queste e le altre distorsioni ed ingiustizie nei confronti dei produttori dell’Etna. Stiamo rischiando di veder vanificati gli sforzi enormi che piccole aziende come le nostre hanno sostenuto e continuano a sostenere. Chiediamo di essere messi in condizioni di competere alla pari con gli altri produttori siciliani. Chiediamo di poter accedere alla misura 4.1 senza paletti restrittivi per il nostro territorio e le nostre tradizionali composizioni fondiarie. Chiediamo di essere messi in condizione di poter programmare gli investimenti nelle nostre aziende avendo certezza nella tempistica e nella liquidazione delle pratiche e non con bandi a scadenze ravvicinate e con poco tempo per la realizzazione delle opere”.

“Gli agricoltori dell’Etna – chiosa Mannino – non solo devono difendersi da avversità climatiche ed ambientali, ma anche dalla sterile indifferenza dell’apparato pubblico”.

 

 

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