Virus respiratorio sinciziale, perchè è rischioso per i bambini

Reparti pediatrici in ginocchio, il virus fa paura: “Oltre 90 casi”

Emergenza pediatrica nel Torinese. Il Vrs supera l'influenza

In Piemonte sono oltre 90 i bambini ricoverati per insufficienza respiratoria acuta. La situazione riguarda in particolare i pazienti in età pediatrica, con un incremento dei casi che sta mettendo sotto pressione diversi reparti ospedalieri della regione. Si tratta di un quadro clinico serio che, nei casi più complessi, richiede il trasferimento in terapia intensiva.

L’ospedale maggiormente coinvolto è il Regina Margherita di Torino, centro di riferimento regionale per la pediatria, dove risultano ricoverati 43 minori con problematiche respiratorie. Altri pazienti sono assistiti negli ospedali Martini e Maria Vittoria, oltre che nelle strutture pediatriche delle Asl del Torinese.

All’origine dei ricoveri non c’è un unico agente patogeno. Gli specialisti individuano come principali responsabili l’influenza stagionale e, in misura ancora più rilevante, il virus respiratorio sinciziale (Vrs). Quest’ultimo è associato a bronchioliti e infezioni severe delle basse vie respiratorie, soprattutto nei neonati.

Il virus più diffuso in ambito pediatrico

Secondo il Servizio di epidemiologia regionale (Seremi), il Vrs rappresenta attualmente il virus con la maggiore circolazione in ambito pediatrico, superando l’influenza.

I dati della sorveglianza virologica RespiVirNet indicano una prevalenza del Vrs seguito da rhinovirus, coronavirus non Covid, virus influenzali e adenovirus. Una combinazione di agenti infettivi che interessa l’apparato respiratorio e che nei pazienti più piccoli può evolvere rapidamente verso forme più gravi.

Al Regina Margherita tre minori sono attualmente ricoverati in terapia intensiva. Le condizioni cliniche sono giudicate stabili, ma si tratta di casi caratterizzati da coinfezioni, con la presenza simultanea di più microrganismi, elemento che rende più complessa la gestione terapeutica.

Virus respiratorio sinciziale, perchè è pericoloso per i bambini

L’infezione da virus respiratorio sinciziale comporta rischi elevati nel primo anno di vita, quando le vie aeree sono più strette e maggiormente esposte a ostruzioni e complicanze.

Anche i bambini più grandi possono contrarre nuovamente l’infezione, poiché la protezione immunitaria non è definitiva, ma nei neonati la probabilità di sviluppare quadri severi è significativamente più alta.

La stagione influenzale è prossima al picco e, secondo le previsioni degli esperti, la pressione sui pronto soccorso e sui reparti pediatrici potrebbe iniziare ad attenuarsi tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Tuttavia, per la fascia di età più bassa il rientro dell’emergenza potrebbe richiedere tempi più lunghi.

La diminuzione dei contagi, secondo le analisi epidemiologiche, sarà progressiva e disomogenea, anche in relazione alle condizioni ambientali e alle variazioni climatiche.

Bassetti sigarette elettroniche
Matteo Bassetti (Foto Instagram)

L’appello di Bassetti sulla prevenzione

“Il virus respiratorio sinciziale è un virus molto diffuso nella comunità umana, negli adulti può essere l’equivalente di un raffreddore o causare anche forme più impegnative come la polmonite, mentre per i bambini, soprattutto tra 6 mesi e un anno nel primo anno di vita, soprattutto nei primi 3 mesi, può causare la bronchiolite”, spiega Matteo Bassetti sui social.

“Nei bambini piccoli la bronchiolite ha un’evoluzione molto rapida – continua il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova – nel senso che dai primi sintomi come raffreddore o naso che cola si può giungere al coinvolgimento dell’albero bronchiale nel giro di alcuni giorni”.

“Questo virus rappresenta una sfida significativa per la salute dei bambini, in particolare nel primo anno di vita – aggiunge – infatti è una delle principali cause di infezioni delle vie respiratorie inferiori nei bambini e può portare a sintomi che vanno da lievi raffreddori a infezioni polmonari gravi con necessità di cure intensive”.

“Dal 2022 anche in Europa è disponibile un nuovo trattamento in grado di ridurre il rischio di forme gravi costituito da un anticorpo monoclonale. Prevenire è sempre meglio che curare!!”, conclude l’infettivologo.
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