“Viva la mafia” a Brancaccio:| "La scritta sarà cancellata" - Live Sicilia

“Viva la mafia” a Brancaccio:| “La scritta sarà cancellata”

Una mattinata densa di interventi in occasione dell'ultima giornata del Festival della Legalità, che si conclude con una promessa del sindaco Orlando: “Andrò io stesso a Brancaccio per far cancellare la scritta 'Viva la mafia'”.

FESTIVAL DELLA LEGALITA'
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PALERMO – Gran finale per il Festival della Legalità, l’evento organizzato dalla Zerotre di concerto con l’associazione Villa Filippina e dedicato al tema della legalità e della lotta alla criminalità organizzata. Come da tradizione, anche quest’anno a chiudere la manifestazione sono state le esibizioni delle unità cinofile e di soccorso delle Forze dell’ordine. A seguire, sul palco di Villa Filippina, il dibattito “Sì, ma verso dove?“, moderato dal giornalista Roberto Puglisi, in memoria del Beato don Pino. Un’occasione per ricordare che a vent’anni dall’omicidio del parroco di Brancaccio, il messaggio di ribellione alle cosche attraverso il quotidiano  è ancora vivo. “Don Pino Puglisi non era un eroe – dice il moderatore – era un uomo buono che voleva diritti per tutti. E per questo lo hanno ammazzato”. Uno spunto da cui ha preso vita la “chiacchierata” che ha visto presenti il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, don Antonio Garau, parroco di San Paolo Apostolo, Pino Martinez, del Comitato Intercondominiale di Brancaccio e Giuseppe Gerbino, componente dell’associazione LinkLead.

“Sono contento di parlare davanti a dei giovani – afferma Messineo –, perché senza di voi non c’é speranza. La nostra generazione vi ha rubato tutto. Il vostro futuro é incerto, ma ognuno di noi deve impegnarsi per ottenere i suoi diritti di cittadino”. A raccontare, poi, la sua storia a stretto contatto con Padre Puglisi, Pino Martinez. “Quando sono andato ad abitare a Brancaccio – ha spiegato – credevo che fosse un bel quartiere. Piano piano mi sono accorto delle cose che non andavano bene. Io e la Comunità Intercondominiale abbiamo, così, deciso di rivolgerci a don Pino e da lì è iniziato il nostro cammino insieme”. Martinez ricorda poi i cambiamenti avvenuti nel quartiere di Brancaccio. “Sono stati momenti importanti. Abbiamo realizzato tanti interventi e la gente cominciava ad avvicinarsi a noi. Padre Puglisi cominciò a far sentire la sua voce e a urlare che mafia e Vangelo non era compatibili. Da lì le prime intimidazioni”.

Il 29 giugno 1993 resta una data indelebile nella memoria del Comitato intercondominiale. Mario Romano, Pino Guida e Pino Martinez, al loro rientro in casa, trovano le porte bruciate. Gli esecutori, Salvatore Grigoli e Salvatore Spatuzza, furono mandati dai fratelli Graviano. “Nessuno prima di allora si era ribellato alla mafia in quel quartiere – spiega Martinez -. Dopo quella vicenda don Pino fece una vera omelia di fuoco dicendo a gran voce che coloro che avevano compiuto questi atti non erano uomini ma ‘bestie’”. Un’offesa grave per Cosa nostra. Due mesi e mezzo dopo, Padre Puglisi muore. “Una vera tragedia per me e la mia famiglia – dice con emozione Martinez-. Non ho paura a dire a Grigoli, Spatuzza e ai fratelli Graviano che sono dei Quaquaraquà”. Un ultimo pensiero rivolto a Padre Puglisi, nella speranza che anche adesso possa ascoltarlo: “Don Pino, ancora oggi, io, tu e il Comitato siamo in perfetta sintonia”.

Don Antonio Garau ha voluto ripercorrere gli anni trascorsi dalla sua giovinezza ad oggi, per far capire ai giovani che niente va dato per scontato e tutti possono cambiare il loro cammino. “A tredici anni a me non importava niente di niente. Avevo la mia piccola banda. Eravamo quaranta ladroni, ma dopo il messaggio di un sacerdote che spingeva i giovani a cambiare vita, qualcosa era cambiato. Diventammo dei missionari. Per cambiare vita bisogna avere il coraggio di ammettere i propri errori”. A concludere il dibattito, l’avvocato Giuseppe Gerbino, che ha ricordato l’anno scolastico vissuto a fianco di don Pino Puglisi e spiegato gli obiettivi di LinkLead, associazione che si pone come obiettivo quello di costituire un luogo di interazione di esperienze tra persone operanti nel settore privato e nella pubblica amministrazione.

Il Festival si chiude con una promessa, successiva all’intervento di Annalisa, diciassettenne che abita a Brancaccio a pochi metri dalla scritta “Viva la mafia”, che da anni insiste nel quartiere. Contattato durante la mattinata da don Garau, il sindaco Orlando ha assicurato: “Abbiamo già individuato la scritta e a breve io stesso andrò sul luogo per cancellarla”.


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