CATANIA – L’auto-immunizzazione dal covid è possibile. Ne è convinto il biologo e tossicologo forense catanese Cristian Fioriglio che ha concluso una ricerca in tema di Covid che si basa “sull’auto profilassi periodica di Ig neutralizzanti contro la proteina spike del Sars CoV2”. Basilare però è essere vaccinati. Per lo scienziato catanese lo studio da lui elaborato “consentirebbe di raggiungere la tanto decantata immunizzazione di gregge”.
Andiamo per gradi. “La strategia mondiale contro il COVID è quella di far si che l’essere umano sia in possesso di un esercito di Anticorpi neutralizzanti al fine di non ammalarsi se esposto al virus. Questo può avvenire – spiega Fioriglio – in maniera indotta o attraverso la seconda o terza dose di vaccino, che è capace di stimolare la risposta immunitaria, oppure attraverso la guarigione dopo una infezione Covid. In entrambi i casi, dopo circa 28/40 giorni da queste due opzioni, l’organismo nella stragrande maggioranza è in possesso degli anticorpi neutralizzanti contro il covid”.
Analizzando il comportamento nell’anno di pandemia con somministrazioni vaccinali la comunità scientifica è arrivata a una precisa conclusione. “Importante condizione è quella che oggi ci ha permesso di intuire che il titolo anticorpale non ci difende dal potenziale rischio di contagio quanto dal rischio di esordi clinici tali da ricorrere all ospedalizzazione”, commenta Fioriglio che aggiunge: “Abbiamo anche imparato che la vaccinazione ci garantisce ogni 4/6 mesi con il richiamo (booster) proprio la ristimolazione della produzione degli anticorpi neutralizzanti. Per questi motivi, e tenendo conto di questi dati, o ci immaginiamo una continuazione nelle vaccinazioni fino a che non eradichiamo il virus o creiamo quella famosa immunizzazione di massa”.
E da qui parte la sua ricerca. “Abbiamo visto – spiega – che all’inizio del Covid gli ammalati si curavano con protocolli sperimentali e plasma iperimmune ma quest’ultimo non aveva efficacia su un corpo già ammalato il cui esordio clinico era molto grave (polmonite in atto, caschetto, ecc…). Però abbiamo anche imparato a studiare, dalle pubblicazioni scientifiche, che il plasma iperimmune contenente i neutralizzanti non ha efficacia sugli ammalati ma diversamente ha piena efficacia anti-infezione, tanto che garantirebbe all’organismo umano di essere al riparo da eventuali rischi clinici a seguito di infezione, alla stessa maniera di come si comporta il vaccino”.
Quindi dopo la terza dose si potrebbe continuare con la somministrazione di neutralizzanti? “Sì”, risponde Fioriglio. Che spiega nei dettagli la sua ricerca: “Tutti noi, specialmente in questo momento storico che la variante Omicron sta contagiando la maggior parte delle persone, compresi i vaccinati anche con 3 dosi, siamo in possesso di questi neutralizzanti: accertata la presenza di essi, andando in un centro trasfusionale, mediante plasmferesi (attività semplicissima e consueta) si può fare in un’ora la trasfusione con la propria sacca di plasma iperimmune (640ml) magari divisa in due sacche, come già si fa, di 320ml cad. di neutralizzanti, senza nessun rischio di incompatibilità o rischio biologico. Sacche di plasma che possono essere conservate nel congelatore di casa in quanto non esistono limiti particolari alla sua conservazione in modo domestico: a scadenza del proprio green pass che solitamente coincide con il potenziale abbassamento dei neutralizzanti, ogni individuo – ipotizza il biologo – scongela la propria sacca e recandosi in qualsiasi laboratorio/poliambulatorio privato farà una infusione endovenosa allo stesso modo di una glucosata somministrando una sacca da 320 ml di anticorpi neutralizzanti conservati al momento della prima titolazione”.
Per Fioriglio questa tecnica potrebbe anche avere effetti sul famoso green pass. “Il laboratorio/poliambulatorio potrebbe rilasciare una certificazione di avvenuta infusione e aggiornare il green pass per altri sei mesi e così via. Questo sistema -conclude Fioriglio – garantirebbe un coinvolgimento collettivo pacifico che eviterà il susseguirsi delle somministrazioni di vaccini creando almeno l’immunizzazione di massa”.
Il biologo evidenzia che non ci sarebbe alcun costo per il sistema sanitario nazionale. “Dato importante è che il plasma non verrà donato ad altri e quindi non ci sono costi a carico della sanità pubblica”, chiosa.

