PALERMO – “Siamo ancora sotto choc. Ho mal di testa da giorni, dopo l’aggressione non riuscivo nemmeno ad aprire gli occhi. Quello che è successo lascia in noi non soltanto il dolore fisico, ma tanta tristezza”.
Violenza allo skatepark: “Calci, insulti e pugni”
Michele Pantuso, medico di 36 anni appassionato di skate, racconta a LiveSicilia la terribile esperienza vissuta pochi giorni fa nel quartiere Bonagia di Palermo, dove si trova il nuovo skatepark che aprirà le porte entro la fine dell’anno. Lui e i suoi amici sono stati presi di mira da un gruppo di giovani:
“Eravamo andati a vedere il parco dall’esterno e con noi c’erano anche giovanissimi che si stanno avvicinando a questo sport. Improvvisamente siamo stati avvicinati da alcuni ragazzini, avevano al massimo 17 anni. Si sono impossessati della tavola di un mio amico che ha cercato di riprenderla. Di fronte alla sua reazione, il gruppo ha risposto con la violenza. Ci hanno tirato delle pietre, hanno esploso petardi. Hanno sferrato due pugni al petto di una ragazza che era con noi, poi hanno tirato per i capelli un altro skater, trascinandolo con forza”.
“Forse erano armati”
“Mentre due miei amici cercavano di aiutarlo, io sono rimasto da solo e mi sono ritrovato per terra, colpito con calci e pugni da ogni lato. Una violenza inaudita, non si fermavano. Mentre il gruppo picchiava e ci copriva di insulti, un altro ragazzo in posizione defilata assisteva alla scena. Non escludiamo fosse armato e pronto a intervenire”.
Nelle parole di Pantuso ci sono choc e rabbia. “Siamo sconvolti, non abbiamo più parole per descrivere cosa abbiamo subito. Vivere situazioni così gravi in prima persona ci fa rendere conto ancora di più che c’è qualcosa davvero che non va. Noi, come skaters, siamo sempre stati presi poco in considerazione. Non abbiamo mai avuto spazi e strutture adeguati per praticare il nostro sport. Ma nessuno ci ha mai ascoltato. Ora che finalmente sembrava esserci un’area adeguata, sembra impossibile anche solo avvicinarsi”.
Risultato? Naso rotto, ricovero e intervento a breve. “Mi hanno rotto le ossa nasali. Dopo avere chiamato il 118 sono stato trasportato in ospedale. Dopo due giorni di ricovero sono tornato a casa, ma metabolizzare ciò che è successo non è semplice. Ho raccontato tutto alla polizia, a breve dovrò anche essere operato”.
“Niente spazi a Palermo per gli skaters”
Il giovane medico racconta poi i suoi sogni, messi da parte per l’assenza di strutture in città. Pratico skate da quando avevo 18 anni e a quell’epoca immaginavo una grande carriera per il futuro. Il nostro non è soltanto un hobby o, come in tanti pensano, un gioco. E’ un vero e proprio sport che però a Palermo non viene considerato tale. Non esistono luoghi in cui allenarsi seriamente e tutte le zone in cui cerchiamo di adattarci, sono in realtà off-limits per noi”.
Una vera e propria comunità, quella degli skaters a Palermo: “Ci sono tanti giovani che vogliono avvicinarsi a questo sport, ma che non sanno dove andare. Noi, più grandi, tentiamo di non scoraggiarli, li portiamo con noi, forniamo loro indicazioni sul percorso da seguire. Ma è tutto inutile se questa amministrazione non ci supporta. Abitiamo quasi tutti in centro: perché non valutare le esigenze di chi pratica skate, prima di creare un parco in periferia?”.

La violenza allo skatepark e la denuncia
L’esperienza di Pantuso e dei suoi amici è stata denunciata sui social dall’associazione sportiva “Sad Society”. “Siamo un grande gruppo – prosegue il 36enne -. Ci muoviamo in lungo e largo per la Sicilia, siamo affiatati, amiamo questo sport. Ma episodi del genere lo macchiano e provocano sconforto. Il nome della nostra associazione, che in italiano vuol dire “società triste”, si riferisce proprio alla nostra città, che in modo diretto e indiretto ci ha sempre fatto del male, facendo finta di non vederci, escludendoci, come se noi non esistessimo. Invece ci siamo, non siamo dei fantasmi”.
