Catania, cade l’associazione mafiosa per il figlio del boss

Catania, cade l’associazione mafiosa per il figlio del boss dei ‘santapaoliani’

Tribunale di Catania
La sentenza "Sabbie Mobili" riguarda il cosiddetto gruppo di Lineri

CATANIA – La Corte d’appello assolve dall’accusa di associazione mafiosa il figlio del boss di Lineri Salvatore Rannesi. E riduce le pene inflitte ad altri presunti componenti del clan. È stata emessa dalla terza sezione penale, presieduta da Francesca Cercone, consiglieri relatori Anna Maggiore e Paolo Corda, la sentenza di secondo grado. E’ il processo Sabbie mobili.

L’accusa di mafia, per il 30enne Alfio Rannesi, è caduta “per non aver commesso il fatto”. Il trentenne è stato condannato a 1 anno 10 mesi per concorso in estorsione, in continuazione con una precedente sentenza. Il difensore di Rannesi, il penalista Tommaso Manduca, dichiara “piena soddisfazione per l’assoluzione dal reato di associazione mafiosa”.

Gli altri imputati

I giudici hanno ridotto la pena agli altri presunti uomini del clan Lineri. A Fabrizio Currao sono stati inflitti 6 anni, 10 mesi e venti giorni. A Giuseppe Donato 10 anni e 10 mesi; e Natale Alessandro Donato 9 anni e 2 mesi. E ancora, a Salvatore Guglielmino 11 anni e 6 mesi; a a Nunzio Mammino 11 anni 8 mesi.

Rideterminate anche le pene per altri imputati del processo Sabbie Mobili. La Corte ha riconosciuto a Domenico Geraci le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. Per questo lo ha condannato a 5 anni. Stessa pena e stesse circostanze la Corte ha inflitto a Salvatore Gianluca Geraci. Pena ridotta a 8 anni 10 mesi e 20 giorni per Carmelo Litrico, in continuazione con un’altra sentenza. A Lorenzo Pinnavaria, 5 anni 2 mesi, a Salvatore Pinnavaria inflitti 3 anni 8 mesi; e a Pietro Vittorio, in continuazione, 3 anni 11 mesi e 10 giorni.

La storia del clan di Lineri

La storia del clan è stata raccontata da vari pentiti di mafia di lungo corso come Eugenio Sturiale; e da collaboratori di giustizia meno storici, come Silvio Corra. Tutti raccontano la stessa storia. Gli appartenenti al clan del Malpassotu, un gruppo che in passato ebbe un ruolo quasi parallelo rispetto a Cosa Nostra catanese – ma poi cadde in disgrazia – oggi farebbero tutti parte della galassia di uno dei più potenti clan siciliani.

Oggi farebbero parte del gruppo dei Santapaola, capi indiscussi di Cosa Nostra in tutta la Sicilia centro-orientale. Il pericoloso gruppo di Lineri è un clan autoctono che trae il proprio “titolo” da un quartiere di Misterbianco; e che si muove praticamente in quasi tutti i paesi pedemontani, con licenze di agire pure dentro la città di Catania. Salvatore Rannesi non figurava in questa sentenza.

La licenza di svariare in altri centri

Il gruppo di Lineri aveva una caratteristica che la dice lunga sull’evoluzione all’interno di Cosa Nostra, dove negli ultimi tempi si bada di più al sodo e al denaro rispetto alle beghe territoriali di un tempo: aveva licenza di muoversi su territori di un’area vastissima. Oltre ad alcuni operatori economici di Catania, ci sarebbero imprenditori di Nicolosi, Milo, Valcorrente, Misterbianco, Mascalucia, Piano Tavola e Tremestieri Etneo tra le vittime di estorsioni e tentate estorsioni.


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