PALERMO – Altre quattro misure cautelari e un’inchiesta che rischia di non essere conclusa. Prima il Policlinico e poi il Cervello ma si indaga sulla gestione delle camere mortuarie di altre strutture sanitarie e sul pagamento di mazzette sui morti.
Le indagini della Procura si spostano dai dipendenti pubblici alle agenzie di pompe funebri. Sono una ventina quelle citate negli atti giudiziari. Non per tutti è stato ritenuto necessario applicare una misura cautelare, ma l’elenco degli iscritti nel registro degli indagati potrebbe presto ampliarsi.
Domenico Anselmo è uno dei quattro indagati, assieme a Michele Lotà, Giuseppe Lucera e Giuseppe Maggio, che è stato raggiunto dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Mazzette sui morti? “No, piccoli regali”
Nel corso dell’interrogatorio preventivo ha negato di avere pagato tangenti per ottenere il rilascio anticipato delle salme. Ha offerto 20, 25 euro ai dipendenti a titolo di “regalia”, così come si offre “un caffè”, per aiutare “umanamente” le famiglie dei defunti. Ha aggiunto che la somma “non aumentava con l’articolo 8”. Anche Lucera ha parlato di piccole mance, una prassi che va avanti “dal 2022” e vale “in tutti i posti”.
L’articolo 8 di polizia mortuaria
Si ripete negli interrogatori e nelle intercettazioni il riferimento all’articolo 8 di polizia mortuaria: “Nessun cadavere può essere chiuso in cassa, né essere sottoposto ad autopsia, a trattamenti conservativi, a conservazione in celle frigorifere, né essere inumato, tumulato, cremato, prima che siano trascorse 24 ore dal momento del decesso, salvo nei casi nei quali il medico necroscopo avrà accertato la morte anche mediante l’ausilio di elettrocardiografo, la cui registrazione deve avere una durata non inferiore a 20 minuti primi”.
“Andiamo in direzione…”
Al Cervello così come al Policlinico capitava che la salma venisse consegnata prima alle agenzie funebri incaricate dai parenti del defunto. “Vieni in ospedale, andiamo in direzione e ci facciamо mettere l’articolo”, diceva Vincenzo Romano, addetto alla camera mortuaria del “Cervello”.
“Mi ha chiamato Luigi, gli ho detto ora portami tutte cose, andiamo in direzione, perché non so se c’è tracciato o no su questa pratica”, spiegava ad un altro impresario funebre.
Lo rassicurava che avrebbero risolto tutto: “Digli che porta la pratica e ci mettiamo l’articolo, non ti preoccupare… ti aspetto… ci metto l’articolo vado in direzione e te la faccio firmare amunì…”, diceva intercettato dai poliziotti della squadra mobile.
Poteva, dunque, contare su un canale privilegiato per accelerare le procedure? Ci sono altre connivenze da accertare? “Illecita prassi”, la definisce il giudice per le indagini preliminari Carmen Salustro. L’indagine non è chiusa.

