RAMACCA (CATANIA) – “Avevamo provato tante volte ad avere un figlio. E l’ultimo test di gravidanza era positivo. Volevo avere una famiglia con lei”. Ha parlato per la prima volta con i giudici Ciprian Apetrei, 34enne di origini romene, il fidanzato, principale imputato al processo per l’omicidio della 25enne moldava Vera Schiopu. Il giovane sostiene che la ragazza si sarebbe uccisa, quel maledetto 19 agosto 2023. Non omicidio ma un suicidio.
Lui è in carcere da quel giorno e sino a ora, sino al processo, non aveva mai risposto alle domande: né ai carabinieri né al pm, né in apertura del dibattimento. Non aveva risposto alle domande per una scelta tecnica difensiva: all’inizio era necessario attendere il deposito della perizia sull’autopsia di Vera. Poi la consulenza commissionata dalla Procura di Caltagirone è arrivata: Vera è stata trovata morta. Era impiccata a una corda, ma per i consulenti non può averlo fatto da sola perché era ubriaca. Da qui l’ipotesi dell’omicidio.
L’autopsia: due tesi opposte tra accusa e difesa
Una ipotesi che, va detto, è diametralmente opposta a quella dei consulenti della difesa. Gli avvocati Alessandro e Michela Lapertosa, che assistono i tre imputati, hanno infatti nominato dei consulenti, secondo cui invece il suicidio sarebbe l’unica spiegazione della scena in cui la povera ragazza fu trovata. E questo, parlando di Vera, è ciò che ha riferito anche in aula Apetrei. Va ricordato che imputati, ma a piede libero, sono pure due amici di Apetrei, Costel e Petru Balan, accusati di aver avuto in qualche modo una sorta di complicità nell’omicidio.
In realtà le accuse a carico di Costel Balan erano cadute al Riesame, che proprio sulla insussistenza dei “gravi indizi” a suo carico aveva disposto la scarcerazione. Petru Balan all’epoca non era neanche indagato. Il suo nome è stato inserito tra gli indagati solo a fine inchiesta: figura per la prima volta come indagato nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
La tesi di Apetrei: “Si è suicidata”
Apetrei ha raccontato che la sera prima della morte di Vera sarebbe stato con lei ad acquistare della cocaina a Catania. Poi erano rientrati e avevano consumato stupefacenti assieme. Una vita martoriata, quella della povera ragazza. Lei sul corpo aveva delle ferite che, secondo Apetrei, sarebbero state auto-inflitte. Ha riferito che lei aveva momenti di tristezza improvvisi, di non voleva neanche dare spiegazioni. E che quando l’ha vista non ha avuto dubbi sul fatto che si fosse tolta la vita.
Sta di fatto che sulla scena della morte di Vera c’era del sangue. È questo ad aver alimentato i sospetti dei carabinieri, prima, poi della Procura, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di tre persone, tra cui lui. L’imputato sostiene che con Vera avrebbe voluto fare una famiglia. E che i due più volte avevano provato ad avere dei figli, ma che non erano riusciti anche per via di alcuni aborti spontanei.
E qualche giorno prima, un test di gravidanza avrebbe dato esito positivo. Apetrei ha aggiunto che voleva diventare padre, che voleva bene a Vera e che non le avrebbe fatto mai del male. È chiaro che la sua tesi dovrà essere vagliata dai giudici.
Il telefonino della ragazza
In aula è anche emerso che un video nel telefonino di Vera, giorni prima della sua morte, avrebbe ripreso quella corda, messa lì, dove è stata trovata quel maledetto pomeriggio. Ma è un particolare su cui al momento si sa davvero poco.
Il processo: istruttoria chiusa
Intanto la Corte d’assise di Catania ha dichiarato chiusa l’istruttoria dibattimentale del processo per omicidio. Alla prossima udienza, il 16 marzo, è in programma la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Di Fede. Poi il processo si concluderà il 24 marzo con le ultime arringhe e la sentenza.
L’ipotesi della Procura è che Apetrei, con l’aiuto dei due Balan, abbia ucciso Vera e poi simulato il suicidio. Per l’accusa la ragazza sarebbe stata vittima di un brutale femminicidio.

