Corruzione a Palermo, il faccendiere bonificò l'auto dalle micropsie

Sanità e tangenti. “C’è la microspia”: il faccendiere e la bonifica dell’auto

Rischia l'arresto assieme a tre medici

PALERMO – A giudicare dalle intercettazioni Giuseppe Nicoletti aveva capito di essere finito sotto inchiesta. L’uomo attorno a cui ruoterebbe un giro di corruzione nella sanità, che a casa aveva 1,5 milioni di euro in contanti, si mise alla ricerca di microspie. Non si sbagliava. I poliziotti della squadra mobile lo monitoravano e la Procura di Palermo ha chiesto il suo arresto assieme altre cinque persone, tra medici e imprenditori.

Bonifica dalle microspie

Nicoletti a dicembre 2024 chiese aiuto ad un amico. Un aiuto particolare: bonificare la sua Jeep Renegade e il cellulare. L’uomo lo fece con un apparecchio elettronico che rilasciò un suono quando individuò la microspia: “E c’è qualche cosa qua… c’è qua una cosa. Na cosa c’è. Minchia papà. Qua è… però non me l’ha dato continuo; allora: se c’è la microspia sta cosa fa trrruuu, accende tutto fino al rosso, fino all’ultima tacca. E in continuazione. Questo fa ti ti ti vuol dire che c’è qualche cazzata di qualche cosa… hai capito?”.

Controllo sul virus Trojan

“Dobbiamo farlo bene. Dobbiamo farlo bene”, ripeteva Nicoletti mentre passava il cellulare al suo amico affinché lo controllasse. L’amico lo tranquillizzava: “… però devi avere grande fiducia in me… penso che ce l’hai giusto? Il telefono tu me lo devi dare verso le quattro, tu magari te ne vai lì, via Montalbo, aspetti etti là, mi dai il telefono, me lo porto, ci dobbiamo perdere tempo. Capisci? Perché è una cosa molto molto delicata”.

Nicoletti pensava al futuro: “Ma ho possibilità di avere qualcosa io che va dietro di me o va in macchina che nel momento in cui qualcuno dovesse me… in un futuro prossimo o mai… dice ti mette
una cimice, ti segnala
di di di, no… non c’è?”. Stessa paura anche per il virus Trojuan iniettato nel cellulare: “E non c’è un’App che io me la posso sgamare..?”.

“Questa cosa che faremo domani, oltre che controllato tutto, le celle, le cose, la Sim, il codice Imei, faremo tutto… e per questo dico è una cosa lunga. Faremo in modo possibile per cercare di come ti devo
dire schermarlo”
, diceva l’amico. Tutto inutile e ora rischia l’arresto.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI