PALERMO – La richiesta alla politica di “scegliere i migliori” per la sanità ma anche l’amarezza per un dato sconfortante: “Sui 356 casi di tumore scoperti dopo lo scoppio dello scandalo dei ritardi nei referti istologici in provincia di Trapani, le denunce sono soltanto nove”. A parlare è Giorgio Tranchida, marito di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo che con la sua denuncia sollevò il caso dei ritardi nel lavoro dell’Anatomia patologica dell’Asp di Trapani. “Noi e le altre otto famiglie che hanno presentato denuncia siamo diventati una fastidiosa pratica di tribunale”, è l’amara constatazione.
Sono passati cinque mesi dalla morte di sua moglie, in questo periodo è cambiata la sua percezione di quella assurda storia?
“Resta dentro di me un sentimento di smarrimento. Ancora non riesco a credere come sia stato possibile tutto questo. Ma io e la mia famiglia raccogliamo le forze e andiamo avanti giorno dopo giorno, è questo quello che voleva Cristina”.
Per quella vicenda c’è un’indagine e c’è già stato un incidente probatorio. La giustizia dirà la sua, lei cosa si aspetta dallo Stato?
“Sono fiducioso sul fatto che si farà chiarezza. Temo che il tempo possa far scemare l’interesse su questa storia ma io mi fido della giustizia e sono certo che la verità arriverà. Non si tratta soltanto di individuare i responsabili ma di cercare di capire cosa è accaduto realmente, e soprattutto evitare che riaccada”.
Che idea si è fatto in questi mesi?
“Sono convinto che sia stata fatta una serie di errori e che non si sia mai tenuto conto delle conseguenze di questi errori. Su quegli esami istologici stanno emergendo atteggiamenti di sufficienza, superficialità e pressapochismo”.

La vicenda dal punto di vista giudiziario è alle prime battute, in quanti avete deciso di rivolgervi alla giustizia?
“Pochissimi. Sui 356 casi di tumore scoperti dopo lo scoppio dello scandalo le denunce sono soltanto nove, compresa la nostra. Un dato sconfortante e che mi lascia atterrito. Cristina ha cercato di smuovere le coscienze: lo faceva anche a scuola, prima della malattia, e con tutti noi nella sua vita quotidiana. Evidentemente non ci siamo riusciti. Il numero dei denuncianti è troppo basso rispetto ai casi di tumore venuti fuori: fa paura”.
Come mai questo dato così basso?
“Posso giustificarlo in parte. Quando si scopre un tumore non si pensa subito alla denuncia ma alle cure. Così è stato per noi, solo successivamente Cristina ha denunciato. Bisogna anche tenere in considerazione che una battaglia legale ha dei costi e qui in tanti non arrivano a metà mese, probabilmente e comprensibilmente si è preferito dedicare le risorse economiche alle cure visto che per una Tac nel sistema sanitario pubblico passano cinque mesi. Ma c’è anche altro ed è la cosa che fa più male e fa riflettere”.
Cosa?
“La rassegnazione che nella nostra società siciliana agguanta le persone e le trascina verso il fondo all’insegna dell’antica frase ‘ma chi te lo fa fare?’. C’è sfiducia nelle istituzioni. Io e i miei figli vogliamo continuare questa lotta perché è giusto che venga fatta chiarezza. Dobbiamo comprendere cosa è successo. Perché tanti medici hanno sbagliato e perché chi doveva vigilare sul loro operato si è girato dall’altra parte. La storia è scoppiata con Cristina ma andava avanti da tanto tempo. Quando lei si è operata c’erano già persone che attendevano da un anno il loro referto”.
Ma la storia di sua moglie è servita al sistema sanitario siciliano per cambiare e migliorare?
“Sento ancora tante notizie di malasanità, forse non tutti hanno compreso. Non ho ancora elementi certi per capire quanto abbiano compreso gli errori fatti. E poi c’è l’aspetto umano…”.
Cosa è mancato da quel punto di vista?
“Sa che continuiamo a non ricevere alcuna comunicazione da parte dell’Asp di Trapani? Come se il caso di Cristina non fosse mai esistito. Come se, nonostante la sua morte, non meritassimo neanche una semplice domanda su come stiamo. Noi siamo diventati una pratica di tribunale, un numero e, forse, anche un fastidio. Una mancanza assoluta di sensibilità”.
La ‘lezione’ di Maria Cristina non è servita?
“Non dico questo. Alcune cose sono migliorate. Ad esempio, sugli esami istologici, so che oggi vengono esitati nei tempi previsti dalle linee guida. Si tratta di un buon risultato e Cristina ne sarebbe felicissima ma bisogna vigilare affinché si continui su questa strada. Fa piacere leggere di persone che non conoscevano mia moglie ma che la ringraziano perché la sua battaglia ha consentito loro di avere gli esiti nei tempi giusti. Resta però la rabbia: il sacrificio eroico di una donna era proprio necessario?”.

Ha seguito le cronache sul rimpasto di governo? In ballo c’è la Sanità. Cosa ne pensa?
“Un dibattito che mi inchioda alla realtà delle cose. La politica entra in maniera pesante nella gestione della cosa pubblica e non lo contesto. Si tratta di una regola che va accettata. Ma alla politica bisogna chiedere di fare massima attenzione nella scelta dei vertici delle strutture sanitarie. Il sistema prevede che sia la politica a scegliere ma bisogna pretendere che queste scelte avvengano tra i migliori, in base ai curricula e all’esperienza. Non ne faccio un problema di appartenenza politica: siamo persone, pensiamo e ciascuno ha le proprie idee ma, ripeto, si opti tra chi svolge il proprio lavoro in maniera corretta. La politica scelga i migliori: faccia scelte oculate, ragionate, serie e razionali”.

