L'”Associazione #NoMaranza. Per una Movida sicura per cittadini e imprenditori”, presieduta da Natale Giunta, è pronta ad accogliere i primi tesserati. A distanza di una settimana dalla presentazione, i feedback sono più che positivi. Lo chef originario di Termini Imerese, titolare del Citysea al Molo Trapezoidale di Palermo, parla di “oltre 500 adesioni senza aver ancora aver aperto il sito”.
Tra qualche giorno sarà possibile associarsi al movimento civico la cui mission è supportare – anche legalmente – imprenditori, gestori di esercizi commerciali e cittadini che hanno affrontato momenti difficili a causa di atteggiamenti violenti e illegali, favorendo il dialogo con le istituzioni.
Tessere d’onore alle mamme delle vittime della movida
Tra le iniziative in programma il conferimento di alcune tessere d’onore alle madri delle vittime della movida, tra cui Loredana Zerbo, mamma di Paolo La Rosa ucciso nel 2020 a Terrasini, e Daniela Vicari, mamma di Francesco Bacchi ucciso nel 2024 a Balestrate.
Chi aderirà all’Associazione #NoMaranza, potrà esporre la chiacchieratissima locandina raffigurante il prototipo del cliente non gradito, ovvero colui che – ispirandosi ai personaggi di “Gomorra” – ostenta una barba curata in quello stile, capi che imitano le grandi griffe, oppure accessori come catene appariscenti, occhiali e borse contraffatti.
Natale Giunta: “La locandina ritrae il volto di un killer”
“L’identikit corrisponde al volto di un killer, una persona uscita da casa col ‘ferro’ per fare danno”, spiega Natale Giunta a LiveSicilia, riferendosi a Gaetano Maranzano, l’assassino di Paolo Taormina, il 21enne ucciso con un colpo di pistola alla nuca davanti al locale che gestiva con la sua famiglia all’Olivella a Palermo, a pochi mesi dalla strage di Monreale. “Da Maranzano nasce anche il nome dell’associazione”, aggiunge.
“Mi prendono per razzista ma ovunque è così”
Lo scorso fine settimana, il titolare del Citysea ha rispedito a casa chi si è presentato all’ingresso del suo locale con tute, jeans strappati, bomber e scarpe fosforescenti, accogliendo chi ha aderito al dress code “smart casual”, un modo di vestire che unisce eleganza e informalità.
“Diversi genitori di ragazzi rimasti fuori mi hanno scritto protestando – racconta l’imprenditore a LiveSicilia – Eppure è una formula che viene specificata in tutta le prenotazioni da tre mesi. Continuano a non capire e mi prendono per razzista”. “Non mi sono inventato nulla – tiene a precisare – Io giro l’Italia, giro il mondo e ovunque è così. Da noi la normalità è essere tascio”.
“Non sono nessuno per dare lezioni di stile – aggiunge – Per me va bene anche se ti presenti con un pantalone da 20 euro comprato da Zara. Quando mi dicono ‘ ma i rapper li fai entrare’, rispondo ‘tu non sei un rapper, sei un’altra persona’”.
Natale Giunta: “Se sei tascio e delinquente da me non entri”
“Negli ultimi anni ci siamo imbruttiti – continua Natale Giunta – la nostra terra è immobile mentre il mondo va in un’altra direzione”. Quindi cita l’esempio di un noto ristorante milanese che, nella conferma di prenotazione, invita i clienti a rispettare “un codice di abbigliamento che prevede un look formal attire. Non è consentito l’accesso al ristorante con bermuda, canottiere o infradito. Si richiede gentilmente agli uomini di indossare scarpe chiuse”.
“So di essermi intestato una macchina pericolosa – ammette – ma non ho mai pensato ‘chi me l’ha fatto fare?’. Ribadisco: se sei tascio e delinquente, a casa mia non entri. Quando nel 2012 ho denunciato la mafia erano quattro gatti. Oggi sono tanti e la microcriminalità – che sta toccando esercenti e cittadini – fa più paura di Cosa nostra. I ragazzi morti negli ultimi anni stanno diventando numeri, sta vincendo il silenzio”.
“Per fortuna siamo una bella squadra”, dice a proposito dell’Associazione #NoMaranza che annovera tra i fondatori anche l’avvocato penalista Mario Bellavista, la nota giornalista televisiva ed ex inviata di Striscia la Notizia, Stefania Petyx, la penalista Fausta Catalano, la civilista Maria Geraci, la professionista Valeria Egle Giallombardo e la giornalista professionista Milvia Averna.
Atti di vandalismo al Reloj Disco Club
Ad applaudire all’iniziativa sono anche i titolari del Reloj Disco Club. Nelle scorse ore Mariangela Giambrone – socia e amministratrice della Random, società che due anni fa ha rilevato la discoteca di via Pasquale Calvi, a Palermo – ha condiviso sui social la foto di un atto di vandalismo verificatosi nel weekend. L’immagine ritrae quel che resta della porta del bagno, sfondata e seriamente danneggiata. Si tratterebbe del quarto episodio in un mese.
La titolare: “Locale difficile da gestire”
“Purtroppo non c’è molto da fare – racconta la titolare a LiveSicilia – i bagni sono luoghi sensibili e non è possibile installare le telecamere. L’unica cosa da fare è aumentare il numero dei buttafuori e piazzarli anche lì”. Una scelta che grava sulle tasche dei gestori che, da prescrizione e da licenza, rispondono in toto della sicurezza all’interno del locale.
Mariangela Giambrone parla di un locale “difficile da gestire” per capienza e ubicazione. “Abbiamo chiesto più pattuglie fuori o che svolgano servizio di ronda – afferma – Nel weekend, da prescrizione del Comune, potremmo chiudere alle 5 del mattino, ma all’1:55 mettiamo l’ultimo brano. Da mezzanotte e mezza alle 2, ogni minuto pesa come fosse un giorno”.
“Naturalmente siamo a favore dell’Associazione #NoMaranza. Quanto all’adesione, stiamo valutando”, conclude la titolare del Reloj Disco Club che, insieme ad altri soci, gestisce anche La Cavallerizza a Palermo, il Solemar all’Addaura e l’Iclub a Terrasini.
Gli obiettivi dell’Associazione #NoMaranza
Tra gli obiettivi dell’Associazione #NoMaranza c’è l’estensione delle cosiddette zone rosse anche alle discoteche e l’introduzione di un Daspo specifico per i locali da ballo, destinato a persone con precedenti penali o a chi è stato denunciato per risse e atti di violenza. Ma anche la revisione dell’articolo 100 del Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza (Tulps).
Questa norma consente al questore di sospendere o revocare la licenza ai locali pubblici in cui si verificano episodi di disordine. L’associazione intende sostenere la proposta di modifica già presentata in Parlamento. Si tratta di una disposizione introdotta nel 1931 che, come sottolineano i promotori dell’iniziativa, finisce per scaricare interamente sui titolari dei locali la responsabilità della sicurezza.
Nel tempo, a loro dire, questa regola si sarebbe trasformata anche in uno strumento di pressione da parte di persone malintenzionate, che minacciano di provocare disordini con il rischio di far chiudere l’attività se non ottengono consumazioni o ingressi gratuiti.
Lo scopo è permettere ai gestori di contattare le forze dell’ordine con maggiore tranquillità quando si verificano situazioni potenzialmente pericolose, senza il timore di subire provvedimenti di chiusura.
LEGGI ANCHE: Rissa davanti alla discoteca. Niente sospensione della licenza

