PALERMO – Due giornate di studio per riflettere sul ruolo della psicologia nel mondo dell’educazione e sulla necessità di accompagnare i giovani in un tempo segnato da fragilità emotive, smarrimento relazionale e nuove forme di disagio.
È questo il cuore del convegno “L’accompagnamento psicologico nella scuola. Sfide educative e prospettive psico-pedagogiche per una scuola preventiva”, in programma il 20 e 21 marzo 2026 al Teatro Don Bosco Ranchibile di Palermo.
Un evento che riunirà studiosi provenienti da diverse università italiane e operatori del mondo dell’educazione per approfondire il rapporto tra pedagogia, psicologia e comunità scolastica. Tra i relatori figurano docenti dell’Università di Palermo, della Pontificia Università Salesiana di Roma e dell’Università di Padova, insieme a esperti di psicologia dello sviluppo, pedagogia generale e didattica.
L’iniziativa è promossa dall’Istituto Salesiano Don Bosco Ranchibile in collaborazione con il Centro di Pedagogia Religiosa “Don Giovanni Cravotta” di Messina e il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo.
L’obiettivo è mettere in dialogo educatori, psicologi, docenti e studenti universitari, secondo un approccio sperimentale di ricerca/azione, su uno dei temi più urgenti della contemporaneità: il benessere psicologico dei ragazzi e il ruolo della scuola come spazio di prevenzione educativa e di inclusione in ascolto delle normative vigenti nella scuola italiana. Il convegno si rivolge, infatti, a docenti, educatori, psicologi, studenti universitari, genitori e rappresentanti degli studenti e a tutti i cultori della materia.
Il metodo salesiano
Il filo conduttore della due giorni è la rilettura contemporanea del metodo preventivo di Don Bosco, uno dei pilastri della tradizione educativa salesiana. Sperimentato nell’Ottocento per accompagnare i giovani più fragili, quel metodo, fondato su presenza educativa, relazione, ascolto e fiducia, viene oggi ripensato alla luce delle nuove acquisizioni della psicologia e delle trasformazioni socioculturali. Bullismo, isolamento digitale, difficoltà relazionali, ansia e disagio emotivo sono solo alcune delle sfide che educatori, genitori e scuole si trovano ad affrontare in un mondo dove è difficile parlare di pace e di rispetto per gli esclusi. In questo scenario, l’approccio preventivo diventa uno strumento fondamentale per intercettare precocemente il disagio e costruire ambienti educativi capaci di sostenere la crescita dei ragazzi anche a livello interculturale e dialogale.
“Giovani in difficoltà”
“Oggi più che mai – afferma don Arnaldo Riggi, direttore dell’Istituto Salesiano Don Bosco Ranchibile – i giovani vivono una stagione di fragilità profonde, spesso silenziose. La tradizione educativa salesiana ci insegna che non basta intervenire quando il problema esplode: bisogna stare accanto ai ragazzi prima, costruendo relazioni di fiducia e di accompagnamento. Il metodo di Don Bosco mantiene una sorprendente attualità proprio perché dialoga in modo competente con le nuove frontiere della psicologia educativa”.
“Oggi il sistema preventivo è un metodo che mette al centro la persona del giovane, la sua storia, le sue emozioni, le sue motivazioni e il bisogno innato di relazione. Questa esperienza educativa ultracentenaria si aggiorna anche nell’incontro con le scienze umane e, in particolare, con la psicologia contemporanea, che ci aiuta a comprendere meglio i processi di crescita e le fragilità dei ragazzi in un clima aperto e inclusivo. Il nostro compito – conclude – è declinare l’intuizione di Don Bosco nel linguaggio interculturale e negli strumenti educativi di oggi che sognano un mondo di pace e di bene comune”.

