PALERMO – La sentenza per estorsione aggravata dal metodo mafioso diventa definitiva. Solo per due imputati sarà celebrato un nuovo processo di appello per valutare alcune questioni. Subito dopo il verdetto della Cassazione, emesso nei giorni scorsi, due imputati sono stati arrestati. Facevano parte di un’organizzazione criminale che imponeva con la violenza tipica della mafia i buttafuori in note discoteche di Palermo e provincia.
Inammissibili i ricorsi di Emanuele Cannata, Giovanni Catalano e Cosimo Calì che dovranno scontare, rispettivamente, 7 anni e sei mesi, 6 anni e 8 mesi e 5 anni. Il primo è detenuto per un’altra vicenda, gli altri due sono finiti in carcere.
Per Gaspare Ribaudo (difeso dall’avvocato Giovanni Rizzuti, aveva avuto 7 anni e 3 mesi) la sentenza è stata annullata con rinvio. Si dovrà celebrare un nuovo processo di appello limitatamente alla circostanza aggravante del concorso nel reato di un minorenne.
Annullamento con rinvio anche per Andrea Catalano, difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo e Silvana Tortorici. Era stato condannato a 8 anni 3 mesi, ora si dovrà valutare la qualificazione giuridica di uno dei capi di imputazione. Per le altre contestazioni la condanna diventa, per entrambi, irrevocabile.
Il tutto avveniva con la regia di Cosa Nostra e in particolare del boss Massimo Mulè, già processato e condannato in abbreviato, assieme al cognato Vincenzo Di Grazia, imposto nel 2016 come addetto alla sicurezza nella discoteca Reloj.
Si presentavano nei locali e obbligavano i gestori ad assoldare uomini dell’organizzazione. Una storia che fra il 2015 e il 2016 si è ripetuta in occasione di eventi al Kioskito di Casteldaccia, Il Moro e Villa La Panoramica a Palermo, Città del Mare a Terrasini. A volte i titolari erano all’oscuro di tutto perché l’imposizione dei buttafuori avveniva direttamente con le agenzie di sicurezza privata.
Era meglio non ribellarsi. “Scoppia la guerra mondiale, la terza guerra mondiale. Là sopra volano tutti dalle finestre. Capito?”, diceva Andrea Catalano, intercettato dai carabinieri riferendosi all’organizzazione del Capodanno del 2016 a Città del Mare, a Terrasini, dove avrebbero voluto occuparsi della sicurezza.
Gli imputati condannati dovranno risarcire le parti civili: Addiopizzo, Federazione antiracket, Sos Impresa, Confcommercio, Solidaria, Centro Studi Pio La Torre, Sicindustria, assistiti tra gli altri dagli avvocati Valerio D’Antoni, Ugo Forello, Fausto Amato, Ettore Barcelona, Francesco Cutraro, Salvatore Caradonna, Maria Luisa Martorana. Per alcune di esse, però, non state liquidate le spese di rappresentanza e quelle legali per il giudizio in Cassazione.
Nel processo ai buttafuori della mafia si sono costituiti parte civile, accompagnati da Addiopizzo, ititolari del Caffè Verdone di Bagheria. Avevano denunciato soprusi, aggressioni, minacce ed estorsioni finalizzati a imporre la vigilanza privata nel loro pub.

