Quando possiamo sentirci?
“Nel primo pomeriggio. Sa, io mantengo la sana abitudine del riposino dopo pranzo. Pochi minuti per ritemprarmi, così sono più lucido”.
Sia lode al sentimento del tempo di Totò Cardinale che ci riporta ai ritmi di una vita senza eccessi da stress. Un’esistenza con i suoi riposanti angoli in bianco e nero, come la prima foto del politico siciliano, nativo di Mussomeli, fresco eletto alla Camera dei deputati (1987).
Erano gli anni della Democrazia Cristiana, del rinnovamento legato a Calogero Mannino, in Sicilia, dell’inno (‘O Biancofiore simbol d’amore’), dei congressi di partito scrutati dal binocolo di Giampaolo Pansa. Cardinale – onorevole, ministro, etc etc… – c’era e c’è. Chissà che il suo aplomb non aiuti Forza Italia (a cui ha aderito), in Sicilia e non solo.
Com’è andato il riposino?
“Benissimo, grazie. Ho pranzato con Michele Guardì, un caro amico…”.
Come sta Forza Italia, dopo il referendum sulla giustizia che ha decretato la vittoria del No?
“Non è più il partito verticistico, piramidale e leaderistico di una volta, non essendoci più Silvio Berlusconi che la illuminava, con forza e saggezza, dall’alto. Adesso è come i partiti contendibili che ricevono energia dal basso e devono aprirsi e dialogare con gli elettori. Cose che si fanno con i tesseramenti e i congressi”.
Lei qualcosa ha visto.
“Come no? Ricordo, quando nell’Ottantatrè, cacciammo Vito Ciancimino dalla Dc in Sicilia. Per completare il ragionamento: Forza Italia sta al centro, può e deve diventare la casa di chi aspira al riformismo”.
Non è che in Sicilia sovrabbondi la serenità… L’eurodeputato Marco Falcone ha chiesto più volte un cambio di passo.
“Falcone ha tutto il diritto di avanzare delle proposte, anche in ordine alla rimodulazione della struttura del governo regionale. Aprirei un inciso”.
Prego.
“Il governo Schifani ha oggettivamente portato risultati inimmaginabili. Ci sono state vicende travagliate, è vero. Ma non possiamo dimenticare quello che è sotto gli occhi di tutti. Mi riferisco alle finanziarie senza l’esercizio provvisorio, ai due miliardi e mezzo di attivo, quando eravamo in disavanzo, ai termovalorizzatori e tanto altro. E voglio ricordare anche l’opera importantissima dell’assessore Edy Tamajo, per dare un impulso economico fondamentale. Che poi il presidente non sia un uomo del territorio ci sta. Lui è una figura delle istituzioni, con la sua storia”.
Il punto d’arrivo del suo elenco?
“Non si può mettere in discussione il presidente Schifani, i fatti parlano chiaro. Se poi lo facesse Forza Italia sarebbe un suicidio politico. E sa perché?”.
Me lo dica lei.
“Perché se Forza Italia non sostiene il suo presidente per il bis, prepara il terreno per la candidatura di un altro partito del centrodestra. Penso a Fratelli d’Italia e non solo. Attenzione, parliamo di opzioni legittime e io sosterrei qualunque nome di centrodestra. Ma sostengo fermamente la ricandidatura di Schifani per ragioni che a me sembrano obiettive”.
Però è innegabile, torniamo all’assunto, che non ci sia molta serenità in Forza Italia a queste latitudini.
“Si risolve tutto senza paura con il congresso, nel momento supremo della democrazia e dell’aggregazione. I congressi esistono per questo. Io sostengo, ancora una volta, Marcello Caruso. Ma la cosa importante sarà la discussione, il metodo, il confronto e il voto. Invocare il commissariamento sarebbe una pratica estremamente rischiosa. Evitiamo le discussioni oziose”.
Quanto ha pesato il referendum, insomma?
“Guardi, non possiamo certo dare la colpa a chi amministra. Il referendum si è perso per mille ragioni, perché è stata stravolta la vera domanda che poneva e noi non abbiamo avuto la carica sufficiente per ribaltare le suggestioni politiche. Detto questo, il Sì è arrivato al 47 per cento che rappresenta una comunità coesa. Non mi pare che sia così dall’altra parte”.
Il centrodestra in Sicilia ha i suoi bravi grattacapi: la questione morale, i franchi tiratori…
“Cose che interpellano le coscienze dei dirigenti. La questione morale c’è sempre stata, servono regole sicure e atteggiamenti che siano produttivi di effetto. Sono convinto che tornerà il bel tempo, nelle prossime settimane, quando il presidente della Regione rivedrà la struttura del governo”.
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