PALERMO – Da Trieste a Palermo, i 16 istituti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica si uniscono in una protesta coordinata. Al centro la richiesta di stabilizzazione per circa 300 ricercatori e tecnologi che sostengono l’eccellenza della ricerca spaziale italiana.
A Trieste come a Palermo, passando per tutte le altre sedi distribuite sul territorio nazionale, la protesta dei lavoratori precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ha assunto oggi una forma silenziosa ma fortemente simbolica. Nella giornata del 14 aprile 2026, infatti, in tutti e sedici gli istituti dell’ente è stato esposto simultaneamente uno striscione comune, un segnale coordinato che attraversa l’Italia con un messaggio unico: la precarietà nella ricerca non è più una condizione transitoria.
Dietro quell’immagine uniforme si nasconde una situazione numerica sempre più critica. Su circa 1.200 dipendenti a tempo indeterminato, il sistema INAF si regge infatti anche su oltre 650 lavoratori precari. Tra questi, circa 300 hanno già maturato i requisiti previsti dalla cosiddetta Legge Madia per la stabilizzazione, mentre una quota significativa, vicina alle 100 unità, rischia di uscire dal sistema per il raggiungimento dei limiti contrattuali, nonostante anni di esperienza maturata in progetti di ricerca avanzata.
Non si tratta, sottolineano i lavoratori, di giovani alle prime armi, ma di ricercatori e tecnologi con una media di età di circa 40 anni e con percorsi post-dottorato che spesso superano gli otto anni. Figure che, di fatto, coordinano attività scientifiche internazionali, contribuiscono alla gestione di infrastrutture complesse e rappresentano una parte essenziale del funzionamento quotidiano dell’ente.
“Non siamo più in formazione, ma non siamo ancora riconosciuti come strutturali”, è il senso della denuncia che arriva dai presidi. Molti di loro raccontano una condizione di sospensione prolungata, in cui la continuità professionale e di vita personale resta subordinata all’incertezza contrattuale: dall’impossibilità di accedere a un mutuo fino alla difficoltà di pianificare il proprio futuro.
La mobilitazione punta ora l’attenzione sulla mancanza di un piano straordinario di stabilizzazione. Sebbene in passato l’ente abbia manifestato apertura verso un percorso di assorbimento del personale in possesso dei requisiti, le risorse attualmente disponibili vengono considerate insufficienti dalle rappresentanze sindacali. Per questo la richiesta si sposta direttamente sul piano politico, chiamando in causa il Ministero dell’Università e della Ricerca, a cui viene chiesto un intervento strutturale e finanziato.
Le rivendicazioni del coordinamento dei precari e delle sigle sindacali si concentrano su tre punti principali: la stabilizzazione immediata di chi rientra nei requisiti della Legge Madia, una deroga ai limiti di durata dei contratti a termine per evitare interruzioni forzate del lavoro durante le procedure concorsuali, e infine una programmazione pluriennale chiara delle risorse destinate al reclutamento.
Mentre il Paese continua a investire e a puntare su grandi obiettivi legati all’esplorazione spaziale e alla ricerca cosmica, chi lavora quotidianamente nei laboratori dell’INAF ricorda che il futuro della scienza italiana dipende anche dalla stabilità di chi, quelle stelle, le studia ogni giorno.

