PALERMO – La vicenda processuale non è chiusa. C’è un’appendice che riguarda gli eventuali risarcimenti. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso della parte civile Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello al processo nei confronti di Matteo Tutino e Giacomo Sampieri.
Tutino e Sampieri assolti in appello
L’anno scorso la Corte di Appello li ha assolti, ribaltando la condanna di primo grado. A Tutino erano stati inflitti sette anni di carcere, quattro anni a Giacomo Sampieri. I reati ipotizzati a vario titolo erano truffa, abuso di ufficio, peculato e falso. Solo il peculato e il falso non erano stati assorbiti dalla prescrizione. Tutino è l’ex primario del reparto di Chirurgia maxillo facciale. Sampieri era manager dell’azienda ospedaliera palermitana.
Il ricorso di Villa Sofia
Quest’ultima, assistita dall’avvocato Fabio Consentino, è l’unica che ha fatto ricorso in Cassazione. Da un punto di vista penale il processo si è chiuso con le assoluzioni. I supremi giudici hanno annullato con rinvio, dunque sarà celebrato un nuovo processo di appello per i soli fini civili. Censurata la decisione della Corte d’Appello nella parte in cui aveva fatto venir meno il peculato sulla base dell’insussistenza del falso, affermando invecela necessità di una valutazione autonoma delle condotte relative all’utilizzo delle risorse pubbliche.
Su questo punto ha disposto il rinvio al giudice civile, riaprendo il giudizio sul piano patrimoniale e risarcitorio.
Il ruolo di Tutino e il rapporto con Crocetta
Tutino era il medico personale dell’ex governatore siciliano Rosario Crocetta che lo volle a Palermo. Furono protagonisti di una lunga stagione di polemiche e scandali, di denunce e contro denunce. Tutino denunciò di essere stato vittima di intimidazioni. Qualcuno gli aveva reso la vita impossibile.
Per altri la sua nomina rispondeva, solo ed esclusivamente, alla logica spartitoria degli incarichi da parte della politica. Nel 2014 il blitz dei carabinieri del Nas in ospedale sulle presunte irregolarità in sala operatoria.
La Cassazione riapre la questione
In primo grado era già caduto il concorso in peculato di Sampieri e Tutino per l’utilizzo improprio delle sale operatorie. In appello arrivò l’assoluzione dall’accusa che Tutino avesse eseguito interventi estetici spacciandoli per funzionali e cioè necessari a salvaguardare la salute dei pazienti. Il tutto senza avere scelto il regime di attività intramuraria.
“La decisione della Cassazione riporta al centro la questione dell’utilizzo delle risorse pubbliche, escludendo un esito liberatorio pieno e riaprendo il giudizio sul piano della responsabilità e del risarcimento del danno”, spiega l’avvocato Cosentino.
Cosa dicono le difese
“È indicativo che la Procura generale non abbia fatto ricorso e che dal punto di vista penale il processo si è chiuso – spiega l’avvocato di Sampieri, Vincenzo Lo Re – , ci chiediamo con perplessità come un direttore generale possa essere chiamato a rispondere per gli eventuali effetti civili derivanti dal’utilizzo di una sala operatoria su cui vigilava il direttore di reparto e numerosi altri organi di controllo interni ed esterni all’ospedale che non hanno mai formulato obiezioni”.
“La Cassazione ha sostanzialmente confermato la assoluzione del dottore Tutino espressa dalla Corte di appello per la quasi totalità dei numerosi reati a lui contestati -aggiunge l’avvocato di Tutino, Massimo Motisi -. Il rinvio al civile riguarda sostanzialmente l’utilizzo delle sala operatoria dell’ospedale per interventi chirurgici che, secondo l’impostazione di accusa, avevano anche finalità estetiche ma per i quali siamo in condizione di documentare con assoluta chiarezza la legittimità dell’utilizzo e le autorizzazioni ricevute dalla direzione sanitaria dell’ospedale”.

