Lampedusa, la bimba morta di freddo e le donne stuprate

Lampedusa, la bimba morta di freddo e l’orrore: “Diverse donne stuprate”

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Le parole di Francesco D'Arca, responsabile del poliambulatorio

LAMPEDUSA – “C’era questa mamma con la neonata di un mese tra le braccia, i suoi vestitini tutti inzuppati, i rianimatori hanno fatto il possibile”. Le parole del medico Francesco D’Arca, responsabile del poliambulatorio di Lampedusa, descrivono la tragedia che si è consumata durante l’ultimo sbarco sul molo Favaloro.

Lampedusa, la tragedia della bimba morta

La mamma della piccola ha avuto appena la forza per spiegare che, entrambe, sono originarie della Costa d’Avorio. La procura ha aperto un fascicolo, i magistrati la sentiranno nelle prossime ore.

D’Arca parla del lavoro dei rianimatori, “che hanno cercato con le manovre di fare riprendere un minimo di attività cardiaca”. Quando l’hanno soccorsa, la piccola aveva già smesso di tremare, era avvolta nei vestititi bagnati perché il viaggio, sul barchino di appena 7 metri, era stato terribile.

Le testimonianze

“Una ragazza molto giovane ed inesperta, in stato confusionale”, raccontano alcune testimonianze che hanno assistito e fornito supporto allo sbarco. “I naufraghi – aggiungono dei testimoni – ci hanno raccontato di essere partiti giovedì mattina da Sfax. Al momento dello sbarco i soccorritori presenti sul posto si sono accorti che la neonata stava poco bene, così immediatamente lei, la madre e la sorella, sono stati accompagnati al presidio sanitario”.

Non si hanno al momento notizie del padre delle bambine, se viaggiava o meno insieme con loro.

La traversata

Hanno pagato tra 400 e 600 euro ai trafficanti, i migranti hanno raccontato di essere salpati da Sfax-El Amra in Tunisia alle 2 circa di ieri. Le condizioni del mare non erano le migliori possibili, forte vento e onde, spruzzi di acqua ovunque. Per la piccola è stato un inferno.

I medici hanno ricostruito che il suo cuore potrebbe aver smesso di battere proprio mentre stava per toccare terra, dopo il soccorso della motovedetta della guardia di finanza.

I magistrati hanno disposto l’ispezione cadaverica, che dovrà confermare l’ipotermia come causa del decesso. Nel frattempo il corpicino, in una piccola bara, sarà trasferito in una camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, dove ci sono tombe senza nomi né fiori.

L’orrore degli stupri

Sullo sfondo emerge l’orrore dietro la traversata: “Ci sono diverse donne vittime di stupro”, spiega a LiveSicilia il dottore D’Arca.

“Hanno segni di violenza fisica, ma le ferite sono soprattutto psicologiche per le migranti che sono state violentate”. Per loro inizia un percorso specifico, con l’aiuto di psicologi e assistenza, che probabilmente non riuscirà a rimarginare tutte le ferite, ma rappresenta il segno di un mondo di professionisti e volontari che sa accogliere. E accudire.

Le reazioni

Sos Mediterranee attacca le politiche europee, “che hanno trasformato il Mediterraneo in un luogo di morte”.

“Mentre lo Stato attacca chi salva vite in mare – scrive l’Ong Sea Watch su X – indagando il capitano di Sea Watch, a Lampedusa è arrivata una neonata di un mese, morta tra le braccia della mamma, dopo una traversata di tre giorni. Chi pagherà per questa ingiustizia?”.

Francesca Saccomandi, operatrice di Mediterranean Hope, sottolinea che le migranti “erano a bordo di una barca di ferro. Probabilmente la neonata ha perso la vita dopo il viaggio, perché molte delle persone che viaggiavano con lei non erano a conoscenza di questo decesso, continuavano a dirci che erano molto grate a Dio per essere tutte sopravvissute”.

“Gli arrivi dalla Tunisia sono sempre meno e coincidono, quasi sempre, con i periodi di maggiore maltempo. In questo momento – ha sottolineato l’operatrice di Maditerranean Hope – sull’isola c’è molto vento, le onde sono altissime, e proprio per eludere i controlli della cosiddetta guardia costiera nazionale tunisina le persone rischiano tutto e si mettono in mare pur di arrivare in Italia e in Europa”.

“Mentre tutti gli sforzi del governo italiano sono concentrati a sostenere le milizie libiche e tunisine che catturano le persone in mare, oa criminalizzare la solidarietà, piangiamo l’ennesima tragedia: un’altra giovanissima vita persa nel Mediterraneo”. Lo ha detto Laura Marmorale, presidente di Mediterranea saving humans, sulla morte della neonata a Lampedusa. “


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