Sbranato dai cani a Bagheria, la morte orrenda di un anziano

“Sbranato dai cani prima di morire”, chiusa l’inchiesta sull’orrenda morte

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Un uomo verso il processo, due richieste di archiviazione

PALERMO – Una drammatica conferma e un avviso di conclusione delle indagini che soddisfa solo in parte i familiari della vittima. Salvatore Maggiore, 84 anni, a febbraio dell’anno scorso fu sbranato da tre cani corso a Bagheria. Le mutilazioni provocarono l’atroce morte.

Sbranato dai cani, inchiesta chiusa per un indagato

Il sostituto procuratore di Termini Imerese Lorenza Turnaturi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a Fabiano Heros Talamanca, 49 anni, proprietario dei cani Berlino, Kuma e India. È accusato di omicidio colposo perché non avrebbe recintato a dovere il suo terreno nelle campagne di Bagheria, confinante con quello della vittima.

Due richieste di archiviazione

Per altri due indagati – la moglie e un ospite della casa – c’è la richiesta di archiviazione a cui si è opposto l’avvocato Fabio Vanella che assiste i familiari dell’anziano.

Cosa scrivono i consulenti

La consulenza tecnica, dopo mesi di attesa, ha aggiunto la conferma che si attendeva sulla ricostruzione dei fatti. L’autopsia aveva stabilito che il decesso era stato causato da “arresto cardiocircolatorio conseguente a shock emorragico secondario a gravi lesioni traumatiche multiple (smembramento, disarticolazioni, lacerazioni profonde dei tessuti molli e fratture esposte) da aggressione da parte di uno o più cani di grossa taglia, con elevata compatibilità morfometrica per cane Corso, avvenuta in fase vitale (o ante mortem)”.

La Procura ha affidato degli esami genetici agli esperti dell’Istituto zooprofilattico di Palermo, i quali hanno concluso che “i morsi presenti sui reperti analizzati del luogo della scena del crimine, degli indumenti del cadavere, sono tutti da attribuire ai cani individuati”.

Ci sono pure tracce di “presenza massiva” del Dna dei cani nelle zone “corrispondenti alle zone delle morsicature, arto mancante, strappi delle scarpe e sul giubbotto”.

Gli esperti del laboratorio di genetica forense della questura di Palermo hanno isolato “tracce di Dna umano nelle feci dei cani in sequestro altamente compatibile con il profilo genetico della vittima”.

Opposizione all’archiviazione

La moglie di Talamanca, Emiliana Trovato, non è stata ritenuta al pari del marito proprietaria dei cani che furono registrati all’anagrafe dopo la tragedia. Una tesi, secondo l’avvocato Vanella, smentita dalla stessa donna nel corso delle dichiarazioni rilasciate agli investigatori e alla stampa.

“Se sono stati i miei cani pagheranno… se sono stati i miei cani è giusto che pagano loro e che paghiamo anche noi . disse la donna – i miei cani lo conoscevano… ripeto, se la colpa è nostra paghiamo tutte le conseguenze… mai mi hanno dato segno di aggressività, altrimenti li avrei tolti, non li avrei tenuti qui in famiglia”. Aggiunse pure che “saltavano è vero, ci hanno chiamato, abbiamo cercato di rattoppare…ci sono buchi rattoppati, rete più alta, abbiamo fatto di tutto…”. La donna per altro risulta proprietaria dell’immobile e il marito usufruttuario.

La seconda richiesta di archiviazione riguarda Salvatore Flamia, che in quel momento era ospite della casa. Circostanza che, secondo i familiari, lo renderebbe responsabile della mancata vigilanza anche perché disse “appena una settimana prima del fatto, era stato contattato dalla vicina, che gli aveva lamentato la presenza del branco nel proprio cortile di casa”.

Le parole della figlia

“C’è ancora chi pensa o vuole far credere che ad uccidere mio padre siano stati i cinghiali”, aveva detto la figlia della vittima, Adelaide Maggiore. No, l’anziano non è morto di crepacuore per lo spavento, che certamente ha provato, mentre raccoglieva fiori in giardino, ma sbranato dai tre cani corso. Furono la donna e il fratello a trovare il corpo mutilato. Era devoto a Sant’Anna e i fiori servivano per renderle omaggio. “Possiamo solo immaginare il dolore che ha provato. Che atroci sofferenze, che paura. Papà merita giustizia”, ribadisce la figlia.

Adesso Talamanca potrà presentare una memoria difensiva o decidere di farsi interrogare. Poi ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Sull’opposizione alla richiesta di archiviazione nei confronti della moglie del terzo indagato si dovrà pronunciare il giudice per le indagini preliminari.

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