PALERMO – Giorni di protesta anche nel mondo giudiziario italiano. Stavolta ad alzare la voce è l’Agius, l’associazione dei giuristi siciliani, che ha deciso di organizzare una simbolica iniziativa tenutasi ieri, davanti al tribunale, in assemblea aperta, per far sì che le ragioni dell’avvocatura siano adeguatamente pubblicizzate.
“La protesta nasce contro le continue modifiche apportate in questi anni dal legislatore al settore giustizia: dalla riforma della professione forense del governo Monti nel 2012, gli ultimi rincari dei costi della giustizia a carico dei cittadini approvati con la Legge di stabilità 2014, alla la soppressione di numerosi tribunali operata dal Ministro Cancellieri, alla reintroduzione della mediazione obbligatoria in determinate materie di diritto civile dallo scorso mese di settembre, che precedentemente era stata dichiarata incostituzionale per eccesso di delega dalla Consulta – si legge in una nota dell’associazione – le recenti riforme della giustizia, nonché i disegni di legge finalizzati ad aggravare ulteriormente la funzione sociale ed il ruolo dell’avvocatura hanno indotto tutta la categoria a schierarsi nettamente ed unitamente contro il governo, in difesa della dignità professionale e del mortificato e compromesso diritto del cittadino alla difesa, consacrato dall’articolo 24 della Carta Costituzionale”.
Gli avvocati protestano, in particolar modo, contro l’aumento delle spese giudiziarie degli ultimi anni, in ultimo quello della marca da corrispondersi al momento dell’ iscrizione della causa a ruolo, passata da 8 a 27 euro dal primo gennaio 2014, costi che finiscono per scoraggiare l’accesso alla tutela giudiziaria da parte dei cittadini, riservandola, di fatto, solo a coloro che, in virtù delle proprie condizioni economiche, possono permettersi il pagamento di tutte le spese necessarie ad intraprendere il processo.
“È stata reintrodotta la Media-Conciliazione obbligatoria nonostante la dichiarazione di illegittimità costituzionale della Consulta, imponendo così un ulteriore costo a carico dei cittadini e un ostacolo in più all’accesso alla giustizia pubblica, con il subdolo intento di privatizzare la funzione giurisdizionale – si legge ancora – sono stati ridotti i già miseri compensi per il Patrocinio a spese dello Stato per i cittadini meno abbienti, si sono allungati a dismisura i tempi di attesa prima di ottenere una sentenza, così mortificando il diritto di difesa a danno dei cittadini che chiedono giustizia”.

