PALERMO – Una lettera a Papa Francesco e al “signor” Paolo Romeo per protestare contro il mancato appoggio del porporato in occasione del Gay Pride e dell’istituzione del registro per le unioni civili. Torna alla ribalta il consigliere comunale di Forza Italia Angelo Figuccia che oggi, prese carta e penna, ha scritto all’arcivescovo di Palermo e al Papa per annunciare che diserterà l’incontro con gli amministratori locali convocato da Romeo e in programma per domani. Un incontro in cui il cardinale presenterà l’ultima esortazione apostolica del sommo pontefice.
Ma Figuccia, come detto, non ci sarà. “Mi sono sentito tradito nel momento in cui le mie proteste e le mie ragioni non hanno trovato in lei alcun sostegno – scrive il forzista a Romeo – anzi, quando tutti mi attaccavano, mi sarei aspettato da lei un incoraggiamento, una vicinanza che, purtroppo, è mancata. Confesso di esserci rimasto male, un’amarezza che si è accentuata qualche settimana dopo, in occasione della marcia per la famiglia che da Palazzo dei Normanni ha visto sfilare alcune migliaia di persone fino alla sede della Curia e al piazzale antistante la Cattedrale, dove speravamo di incontrarla, un’attesa però rimasta vana. Anzi, mi spiace ricordarle che avevamo richiesto un incontro con lei ben sette giorni prima, ma lei non si è fatto trovare, senza dare alcuna spiegazione”.
Il riferimento è al Gay Pride dello scorso giugno, contro cui Figuccia si scagliò a più riprese invocando addirittura il castigo divino e preannunciano catastrofi. Circostante che, inutile dirlo, non si sono verificate, ma il consigliere avrebbe voluto l’appoggio di Romeo che non arrivò: “Recentemente, Papa Francesco ha rilevato pubblicamente come molti vescovi abbiano perso “l’odore del gregge”: per caso si riferiva anche a lei? Chissà. Se così fosse, quale titolo ha lei per convocare i rappresentanti delle istituzioni cittadine se è un pastore delegittimato, almeno a voler interpretare le parole del Papa?”. Dalla Curia, come prevedibile, un secco no comment.

