ROMA – ”Il Governo ha favorito il dialogo tra Bt e Accenture, il che ha consentito di individuare il modo concreto per salvaguardare tutti i 262 posti di lavoro. Inoltre, ha predisposto gli strumenti per sostenere gli investimenti delle due aziende e il piano di riqualificazione del personale. Sta ora a Bt e Accenture e ai sindacati trovare l’intesa sulle tematiche di loro stretta competenza: costo del lavoro e impegni temporali in materia di relazioni industriali. Questioni che ricadono nella esclusiva disponibilità delle parti”. Lo afferma una nota del Ministero dello Sviluppo. “Il Governo – afferma il Ministro Federica Guidi- ha fatto la sua parte, creando le condizioni per salvaguardare i livelli occupazionali. Quel che resta da definire attiene in senso stretto alla trattativa tra aziende e sindacati, nella quale è anche improprio che l’esecutivo entri. Il Governo – conclude il Ministro- segue naturalmente con attenzione gli sviluppi della complessa trattativa. Ma ora la parola è alle parti”.
Intanto, però, nonostante la nota del ministro torneranno a riunirsi in assemblea questo pomeriggio a Palermo, i dipendenti del call center Accenture, che da oltre due settimane protestano con presidi, blocchi stradali e occupazioni perché temono di perdere il lavoro per la decisione di British Telecom di recedere anticipatamente il contratto siglato con la società.
Ieri al ministero dello Sviluppo economico si è svolto un vertice con i rappresentanti delle istituzioni, delle due aziende e dei lavoratori sulla vertenza. Ma dopo una trattativa fiume durata otto ore, la riunione, che avrebbe dovuto decidere sul futuro dei 262 addetti della multinazionale, si è conclusa con un nulla di fatto. Secondo i sindacati entrambe le aziende avrebbero ribadito la proposta, avanzata nei giorni scorsi, che prevede la ricollocazione del 70% del personale in una società del gruppo Bt e il restante 30% in una società di Accenture, vincolando l’accordo a un abbassamento dei livelli retributivi e alla sottoscrizione di verbali di transazione individuali per tutti i 262 lavoratori, con rinuncia di rivalsa per il precedente rapporto di lavoro. Una soluzione che aveva già lasciato perplessi i sindacati che avevano definito la proposta “un accordo al ribasso”. Intanto, da oggi Accenture potrebbe avviare le procedure di licenziamento collettivo per tutto il personale; senza soluzioni tra 75 giorni potrebbero diventare definitivi.
“Il governo non può mantenere la propria neutralità davanti al ricatto messo in atto da Accenture e BT. L’atteggiamento, arrogante, delle aziende dipende anche dal manifestato disinteresse mostrato dall’esecutivo sulla vicenda e sta contribuendo in maniera determinante all’ennesima crisi che rischia di abbattersi sulla, già precaria, condizione occupazionale dell’area palermitana”. Lo dice il deputato di Sel Erasmo Palazzotto. “Occorre un segnale forte – prosegue Palazzotto – che faccia capire come non saranno tollerate azioni ricattatorie e vessatorie nei confronti dei lavoratori, cominciando dal ritiro dei contratti in essere tra la pubblica amministrazione e le società interessate. Solo così – conclude Palazzotto – sarà possibile costringere le società a riaprire il tavolo di confronto e, contestualmente, lanciare un segnale di presenza e interesse da parte del governo nazionale”.
“Riteniamo che il governo nazionale non abbia fatto il possibile per intervenire con determinazione sulla vertenza di Accenture, a questo punto i 262 lavoratori riceveranno le lettere di licenziamento, nella crisi che sta soffocando la città di Palermo, non possiamo tollerare la perdita anche di un solo posto di lavoro”. Ad affermarlo sono Mimmo Milazzo Segretario Cisl Palermo Trapani e Francesco Assisi Segretario Fistel Cisl Palermo Trapani, dopo il tavolo di ieri sera al Mise sulla vertenza Accenture, il call center palermitano. Le aziende, la Bt e Accenture sono rimaste sulle loro posizioni proponendo ai sindacati un piano che prevede il passaggio del 70% dei lavoratori a Bt, il 30 ad Accenture, l’ulteriore riduzione del 12% dello stipendio e una transazione individuale vincolante per tutti i lavoratori con la quale avrebbero dovuto rinunciare ai diritti maturati in passato. “E’ una proposta che lascia poco spazio al dialogo – spiega Michele Giordano Rsu Fistel –, il Ministero si è limitato a fare da mediatore fra le due aziende affinché trovassero un accordo sugli investimenti e sull’intervento di Accenture nei progetti di British Telecom, più che intervenire sul futuro dei lavoratori”. Nel pomeriggio in assemblea i lavoratori e i sindacati decideranno i prossimi passi e le nuove proteste. Il sindacato sarà coinvolto a tutti i livelli nelle vertenza ai prossimi tavoli nazionali. “Rinnoviamo l’appello al governo nazionale, il settore delle telecomunicazioni è privo di regole, si intervenga con forza pensando all’unico obiettivo delle vertenze, che è quello di mantenere i posti di lavoro di tutti gli operatori dei call center” concludono Milazzo e Assisi.
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha avuto questa mattina un colloquio telefonico con il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, alla quale ha manifestato la sua grande preoccupazione per lo stallo della trattativa per la vertenza Accenture. Il sindaco, nel ringraziare il ministro per il lavoro fin qui fatto dal suo dicastero, col fine di mantenere la commessa al call center palermitano e i conseguenti livelli occupazionali, ha auspicato che l’impegno del governo possa proseguire perché le parti ritrovino le condizioni base per una trattativa proficua. “Noi lavoreremo – ha assicurato il sindaco Orlando – per riportare ragionevolezza al tavolo delle trattative”.
“Il governo ha fatto quanto era nelle sue possibilità per portare a felice soluzione la vertenza del polo di Palermo di Bt-Accenture. Sono per questo ingenerose ed incomprensibili le accuse che vengono mosse in queste ore all’Esecutivo. Infatti grazie all’impegno del ministro Guidi il governo ha cercato di favorire il confronto tra le due aziende oltre ad attivare procedure e strumenti che da un lato puntavano ad incentivare gli investimenti e dall’altro a salvaguardare i 260 posti di lavoro, evitando così la chiusura della struttura. Naturalmente alla base di qualsiasi salvataggio ci deve essere la volontà delle parti, le due aziende ed i rappresentanti sindacali, di raggiungere un’intesa e rilanciare l’impresa. Altrimenti qualunque sforzo messo in campo da parte del governo risulterebbe vano. Il problema è appunto questo, e cioè che finora non si è giunti ad un accordo per far ripartire l’attività nel sito di Palermo. Per quanto mi riguarda continuerò ad impegnarmi affinchè si eviti la chiusura del polo palermitano e si liberino centinaia di famiglie dallo spettro della disoccupazione”. Lo ha dichiarato il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, senatrice Simona Vicari.

