Brusca: "Cosa nostra decise | E Cosa nostra fece..."

Brusca: “Cosa nostra decise | E Cosa nostra fece…”

Brusca: “Cosa nostra decise | E Cosa nostra fece…”
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI

Il collaboratore di giustizia: "Riina aveva una frenesia perché voleva portare a termine un attentato o a Roma o a Palermo".

Processo Capaci bis
di
3 min di lettura

ROMA – Prima della strage di Capaci ci furono, a partire dal 1983, quattro progetti di attentato da parte di Cosa Nostra al giudice Giovanni Falcone. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, già condannato per la strage di Capaci, sentito oggi come testimone, nell’aula bunker di Rebibbia, nell’ambito del processo Capaci bis. Una serie di udienze del procedimento si svolgeranno questa settimana a Roma. “Nell’83 – ha riferito Brusca – lavorai al pedinamento di Falcone, che veniva seguito quando usciva di casa e andava al tribunale e si progettò anche di imbottire un vespino di tritolo per farlo esplodere. Poi ho saputo, nel 1987, di un progetto per colpire Falcone ed era stato preparato un bazooka che fu trovato in campagna, come mi raccontò Di Maggio, ma il progetto non fu portato a termine. Poi ci fu l’Addaura e quindi l’ipotesi di poterlo uccidere a Roma nel 1991, utilizzando però armi convenzionali”. In sostanza Brusca ha confermato che pressoché contemporaneamente si progettava un attentato a Falcone a Palermo con l’uso di esplosivo e a Roma con armi convenzionali. “Riina – ha detto Brusca – aveva una frenesia perché voleva portare a termine un attentato o a Roma o a Palermo”.
Brusca ha poi ricostruito i dettagli di quei giorni: “Riina mi disse che parte dell’esplosivo” per la strage di Capaci “proveniva dai picciotti, cioè dai fratelli Graviano: disse che ne aveva tanto che ‘posso fare la guerra allo Stato’. Quando Riina parlava con me di picciotti erano loro”. È uno dei passaggi della deposizione di Giovanni Brusca, testimone nell’ambito del processo Capaci bis, nel corso della quale il collaboratore di giustizia ha in sostanza confermato di aver saputo da Riina che i fratelli Graviano fornirono parte dell’esplosivo per l’attentato a Falcone.

Nell’attentato contro il giudice Falcone a Capaci “Cosa Nostra decise e Cosa Nostra fece?”. “Per me sì”. Così il collaboratore di giustizia, Giovanni Brusca, ha risposto alle domande dei pm di Caltanissetta nel corso di un’udienza del processo Capaci Bis, che questa settimana si sposta in trasferta nell’aula bunker di Rebibbia a Roma di fronte alla Corte d’Assise di Caltanissetta. “Nessun soggetto estraneo a Cosa Nostra – ha detto Brusca – è mai intervenuto nella fase esecutiva di cui io ero l’unico dominus”.

“Solo uomini di Cosa Nostra – ha ricostruito Brusca – hanno avuto a che fare con la gestione dell’esplosivo, dalle prove di perforazione in montagna alle fasi di travaso del tritolo nei tredici bidoncini allineati nei canali di scolo” lungo il percorso autostradale nella zona di Capaci dove avvenne l’attentato.

A Capaci “non ci fu un’unica esplosione, ma una serie di esplosioni, sei o sette, a ripetizione”: la prima “partita dal centro della carreggiata, e poi altre laterali”. Così il pentito Giovanni Brusca ha ricordato il momento dell’attentato del 23 maggio 1992 contro Giovanni Falcone nel corso dell’udienza per il Capaci bis che si è svolta a Roma nell’aula bunker di Rebibbia. Le esplosioni “non le ho contate”, ha detto Brusca, che ha però riferito di ricordarne “sei o sette a ripresa”, anche il relazione alla quantità di esplosivo depositato e al suo posizionamento. Subito dopo le esplosioni “più che fuoco ho visto un ammasso di fumo”, ha aggiunto.

(Fonte ANSA)

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI