A San Cataldo l'addio ad Aldo | "L'assassino chieda perdono"

A San Cataldo l’addio ad Aldo | “L’assassino chieda perdono”

A San Cataldo l’addio ad Aldo | “L’assassino chieda perdono”
Uno striscione ai funerali di Aldo Naro, il giovane medico ucciso in una rissa in discoteca a Palermo
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Parlano il padre e la madre del ragazzo ucciso in discoteca a Palermo: "Questa persona dovrebbe chiedere perdono. Chiedere perdono e costituirsi, perché io non provo odio, ma la cosa giusta da fare, da parte sua, è questa. A te, che hai ucciso mio figlio dico costituisciti". GUARDA IL VIDEO 1 VIDEO2

I funerali del giovane ucciso al Goa
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SAN CATALDO (CALTANISSETTA) – “I tempi che viviamo sono violenti, malvagi. Sembra proprio che la malvagità abbia il sopravvento. Adesso forse noi possiamo cominciare ad aiutare Dio, disseppellendolo dai cuori di chi vive come se non esistesse”. Con le parole di Etty Hillesum, ebrea di 29 anni morta ad Auschwitz nel 1943, si è aperta l’omelia del vescovo di Caltanissetta, Mario Russotto, durante i funerali di Aldo Naro.

“La sua testimonianza ci deve insegnare molto – ha detto -, perché nonostante l’inferno in cui si trovava, non aveva perso le speranze. Una esperienza che mi è tornata in mente domenica sera, quando ho trascorso alcune ore con la meravigliosa famiglia di Aldo. Non ci riusciamo a spiegare la sua morte, ma non dobbiamo smettere di sperare che anche i malvagi possano incontrare Dio. Aldo – ha proseguito Russotto – rappresentava la freschezza dell’amore, la passione per lo studio. La bellezza abitava nella sua anima. Era l’esempio della perfezione, della serietà, dell’amore per la vita in cui aveva perfettamente compreso le regole del vivere sociale. A tutti coloro che si chiedono come sia stato possibile quello che è successo a lui, rispondo che l’unica alternativa è quella di aiutare Dio a costruire un mondo diverso. Ragazzi – ha aggiunto – se noi adulti vi abbiamo consegnato una società marcia, piena di furbi e disonesti, voi tentate di realizzare l’opposto, per un mondo più onesto, che miri all’amore”.

Nella chiesa madre di San Cataldo, tutti gli amici di Aldo, anche decine di universitari, gli esponenti dell’Arma dei carabinieri, colleghi del padre e centinaia di persone che avevano visto crescere il giovane medico. Da venerdì sera, giorno della tragedia alla discoteca Goa, familiari e amici del ragazzo si sono stretti attorno al colonnello dei carabinieri e l’ex insegnante in pensione, Rosario Naro ed Anna Maria Ferrara, che nella propria abitazione nel Nisseno, raccontano questo momento terribile “in cui a darci la forza è solo nostro figlio e tutto quello che aveva costruito”, dicono. Ad accompagnare Aldo durante il suo ultimo viaggio, tra gli applausi e le rose bianche, centinaia di coetanei.

“Sono proprio loro a farmi capire, in questi giorni, quanti bei rapporti aveva coltivato, quante persone gli volevano bene – dice la madre -. Aldo amava studiare, si era già abilitato. È morto da medico. Un ragazzo eccezionale, per me non era solo un figlio, ma un amico. Mi raccontava tutto. Venerdì lo avevo sentito a mezzanotte, mi ha detto che stava andando a questa festa, ma non avrei mai potuto immaginare che qualcuno me lo avrebbe ammazzato catapultandoci in un incubo. Chi ha ucciso Aldo ha ucciso tutti noi. E i giovani di oggi devono sapere che la sua morte non deve andare sprecata, ma soprattutto che questa non è la Sicilia. In quest’isola – aggiunge – ci sono anche tanti giovani che danno a noi adulti speranza, me ne rendo conto ogni volta che gli amici di mio figlio mi stringono forte per trasmettermi coraggio”.

E poi, un appello a chi ha aggredito il ragazzo durante la festa di carnevale, da parte del papà: “Siamo distrutti, ma quello che questa persona dovrebbe fare è chiedere perdono. Chiederlo a me, a mia moglie, a mia figlia e a tutti coloro adesso avvolti nel dolore. Deve chiedere perdono e costituirsi, perché io non provo odio, ma la cosa giusta da fare, da parte sua, è questa. A te, che hai ucciso mio figlio dico, amico mio, costituisciti”.

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