Il bimbo comprato e venduto | Ancora arresti

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L'indagine nasce dagli otto fermi avvenuti lo scorso 4 febbraio per la presunta compravendita di un minore romeno.

MESSINA – I carabinieri hanno eseguito stamani nel Messinese tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e sette misure di obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di altrettante persone accusate, a vario titolo, di riduzione in schiavitù, false attestazioni a pubblico ufficiale sulla identità personale, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, supposizione di stato di un fanciullo, millantato credito e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine nasce dagli otto fermi avvenuti lo scorso 4 febbraio per la presunta compravendita di un minore romeno. Gli investigatori hanno scoperto che i coniugi Calogero e Lorella Maria Conti Nibali, dopo la nascita di una figlia affetta da gravi disabilità ed una serie di aborti, sin dal 2008 si erano rivolti a una presunta organizzazione che, in cambio di di denaro, avrebbe dovuto consegnare loro un bambino al quale sarebbero state attribuite le generalità di un fantomatico figlio maschio della coppia che nel gennaio del 2008 ne aveva denunciato la nascita, in realtà inesistente.

Questo – è l’ipotesi d’accusa – grazie a false certificazioni e false dichiarazioni all’ufficiale dello Stato Civile del comune di Castell’Umberto. Ulteriori dettagli sulla vicenda saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa alle 10 al Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina.

Le persone nei confronti delle quali i carabinieri stamani a Messina e provincia hanno eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari sono Calogero Conti Niobali, 57 anni, Lorella Maria Conti Nibali, 47 e Bianca Capillo 56, con l’accusa di riduzione in schiavitù, tentativo di false attestazioni a Pubblico Ufficiale sulla identità personale, falsità materiale commessa da P.U. in atti pubblici, supposizione di stato di un fanciullo e millantato credito. Eseguiti anche il provvedimento di obbligo di dimora nel proprio comune nei confronti di Aldo Galati Rando, 54 anni, Silvana Genovese, 49, Vincenzo Nibali, 47, e Maurizio Lucà, 44, Pietro Sparacino, 50 anni e Sebastiano Russo, 41. I primi due accusati di violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso, gli altri di riduzione in schiavitù, tentativo di false attestazioni a Pubblico Ufficiale sulla identità personale e falsità materiale commessa da P.U. in atti pubblici.

Hanno messo in scena una finta nascita e poi hanno cercato di acquistare un bambino. Quando la ‘vendita’ fallì pensarono addirittura di inscenare anche un finto funerale. E’ accaduto, secondo i magistrati, a Castell’Umberto (Me) dove i coniugi Calogero e Lorella Maria Nibali, già indagati per la compravendita di un bimbo rumeno, avrebbero tentato di ‘acquistare’ un altro piccolo anche a Messina. Nel 2008 i coniugi, con la collaborazione di una donna Bianca Capillo, avrebbero predisposto una falsa documentazione sulla nascita di un bimbo, secondo l’accusa. In seguito, avrebbero incaricato, affermano gli investigatori, Maurizio Lucà di cercarne uno attraverso suoi intermediari. Quest’ultimi hanno convinto una donna a vendere dietro il pagamento di 30mila euro il suo bimbo. A Castell’Umberto i coniugi sarebbero poi riusciti quindi a farsi rilasciare una carta di identità con la foto del bimbo messinese ed i dati di quello che sarebbe nato nel 2008. La madre del bambino messinese però, poi ci ripensò, prese il figlio e si rese irreperibile. I coniugi chiesero quindi a Silvana Genovese e Placido Villari di intervenire. I due con modalità mafiose avrebbero obbligato le persone che si erano interessate in precedenza per la compravendita a rintracciare la madre del bambino per riavere indietro la caparra data in anticipo. Non soddisfatti Calogero e Maria Conti Nibali pensarono a questo punto di simulare la morte del piccolo poichè in possesso della documentazione che non riuscivano a giustificare, ma allo stesso tempo tramite il cognato Vincenzo Nibali avrebbero incaricato un altro uomo Aldo Galati Rando di trovarne uno. Galati Rando si rivolse al cugino Franco che trovò un bambino rumeno e per questa vicenda lo scorso febbraio vi sono stati altri otto fermi. (ANSA)


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