PALERMO- Due arresti e un obbligo di dimora nell’ambito dell’operazione “Himera” dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che insieme ai militari dell’Arma Territoriale, hanno smantellato un’organizzazione dedita al traffico di beni archeologici. Ventidue le persone denunciate a piede libero. In carcere un 56enne di Siracusa, ritenuto elemento di vertice, mentre per un altro siracusano sono stati disposti i domiciliari. L’obbligo di dimora scattato per un 50enne paternese.
Numerose perquisizioni sono state eseguite in provincia di Catania, Caltanissetta, Enna e Siracusa, a carico dei cosiddetti “tombaroli”. Si tratta del risultato di un’indagine partita due anni fa, in seguito al fenomeno di scavi clandestini accertati nella zona di Termini Imerese, presso il sito archeologico di “Himera”: ad entrare in azione era un gruppo criminale ben strutturato, che operava in tutta la regione.
Le fasi del traffico illecito venivano seguite passo dopo passo, dagli scavi clandestini in Sicilia all’esportazione tramite corrieri in Germania, fino alla vendita all’estero dei beni tramite canali sui quali sono ancora in corso le indagini. I carabinieri hanno accertato scavi clandestini non solo a Termini, ma anche a Corleone, Petralia Sottana, Augusta, Cattolica Eraclea e Mussomeli. Sono in corso indagini all’estero per il recupero dei beni illecitamente esportati al di fuori del territorio nazionale.

