PALERMO – Ebrei, musulmani, buddisti, evangelici, ortodossi, anglicani, tutti a casa del vescovo cattolico Corrado Lorefice per mandare un messaggio di fratellanza in nome di Santa Rosalia, per costruire “ponti di pace” in quel “cantiere” che è Palermo. La parola chiave del Festino di quest’anno è inclusione e non a caso, dopo l’incontro fra le religioni cittadine dello scorso 23 giugno alla moschea, per la chiusura del Ramadan, questa mattina c’è stato il bis al palazzo arcivescovile, poche ore prima dell’inizio dei festeggiamenti in onore della Santuzza.
Con la regia di don Piero Magro, i responsabili delle varie confessioni cristiane e non cristiane si sono dati appuntamento in una sala gremita di bambini, leader spirituali e fedeli. Fra canti e danze della scuola Atria e della comunità mauriziana, Lorefice ha voluto ancora una volta aprire al dialogo fra religioni. “La Santuzza richiama e raccoglie tutti gli abitanti di Palermo in una concorde e unanime esperienza di gioia nel ritrovarsi uniti per lottare contro ogni forma di male, odio, violenza e mafia – ha scritto Lorefice nel suo discorso – nel nome di questa libertà apro le porte della mia casa a tutti i responsabili delle varie religioni per esprimere la volontà armonica nella partecipazione alla costruzione della città e testimoniare la bellezza dello stare insieme in pace”.
Un gesto ancora più significativo alla luce dei tragici eventi di Dacca, Aleppo, Baghdad, Dallas e Fermo. “Il mare è fatto da tante gocce d’acqua – dice ancora il vescovo – e se ciascuno fa qualcosa, come affermava don Puglisi, questo mondo cambierà. Il Festino è un’occasione per conoscerci e dialogare fraternamente, Rosalia è di tutti e ogni palermitano la sente e la può sentire sua”. Presenti numerosi consoli, il sindaco Orlando, la consulta delle culture ma anche i responsabili della Caritas, del centro Santa Chiara e della missione Speranza e carità di Biagio Conte. Un minuto di silenzio e’ stato osservato in memoria di tutte le vittime delle mafie, delle guerre e delle violenze.

