La danza dei grandi ipocriti | sui guai di Saro e della sanità

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L'ultima polemica scoppia sulla sanità. D'Alia minaccia. Ncd freme. Oddo diserta. Cardinale nicchia. Eppure, nulla cambierà.

Giochini di palazzo
di
3 min di lettura

Ogni tragedia ha il suo lato comico. Non di rado, accanto alla maschera della desolazione, compaiono le mascherine di una involontaria ironia, come passatempo per il pubblico gemente e piangente. Prendiamo il noto caso della tragedia politica siciliana che vede come mattatore – ancorché un po’ in sordina, negli ultimi mesi – Rosario Crocetta, venuto da Gela a demolire quanto ancora restava su per miracolo. E c’è forse qualcosa di più tragico di un governatore che non sa governare, tenuto in piedi da compagni di merenda e colazione che non vogliono perdere lo stipendiuccio e le prebende dell’Ars, nonostante a parole lo avversino, e da un partito – il Pd – che per calcolo elettorale non troppo intelligente sostiene Saro i giorni dispari e i giorni pari lo tradisce a mezzo comunicatino di sfregio?

Ecco. E’ la pantomima – l’impostura se volete – di un presidente che non c’è, di una maggioranza che non esiste – se non in forma labile e raccogliticcia di contenitore per interessi momentanei – di un progetto che non c’è mai stato, di una classe dirigente che ha fallito in pieno il suo compito. Eppure, alcuni fingono di prendere questo pasticcio addirittura come una cosa seria.

Per esempio, il Psi (?) fa sapere che non parteciperà al vertice di maggioranza. L’anatema piomba sul capo di Palazzo d’Orleans: “D’ora in poi ci muoveremo con una certa libertà”. Il Pdr di Totò Cardinale è sull’Aventino. D’Alia dell’Udc – per l’ennesima volta, in concomitanza del surreale piano sanitario – lancia tuoni fulmini e saette: “Il nostro sostegno è in discussione”. Ultimi, in ordine di comparsa, quelli di Ncd che eruttano fiamme, anche loro disertando l’appuntamento: “Ci appare chiaro – recita la nota stampa – che il tavolo fissato per domani sia destinato soltanto a diventare sede di regolamento di conti, spartizione di poltrone e rivendicazione di posizioni di potere”

Un ingenuo potrebbe pensare: finalmente qualcosa sta cambiando. E mal gliene incoglierebbe. Perché, sul tavolo dei sempre ricucibili dissidi, non ci sono le castronerie di un’esperienza di giunta, non c’è la critica di sostanza a Crocetta e alla sua corte dei miracoli: ma il posticino di sottogoverno, magari all’aeroporto, lo scranno, l’amico a cui non si può dire di no…. Una pantomima – appunto – data a bere per politica, con estremo cinismo e sprezzo del ridicolo.

La riprova? Se fosse per costoro – gli indignati a giorni alterni – e il resto della compagnia, Saro Crocetta da Gela governerebbe per altri mille anni. Infatti, dove lo troverebbero ‘un altro Rosario’ talmente inefficace nella sua carica da rappresentare il parafulmine di tutti e al tempo stesso volubile perno di giochini di sottopotere, di cerchi e di cerchietti magici.

Però si recita lo stesso la sceneggiata periodica dello sdegno e della minaccia. Una sorta di ‘ti levo il cappotto’ (della maggioranza) e poi vediamo. Ma quel cappotto non c’è mai stato, nessuno può averlo, nessuno può toglierlo.

Il finale della tragedia è già scritto: la sanità andrà sempre male, i malati soffriranno le pene dell’inferno e saranno usati e strumentalizzati nelle scaramucce di cortile. Tutto peggiorerà nella sciarada dei cappotti e dell’indecenza. E niente apparirà più nudo del potere che non ha un lembo di stoffa nemmeno per coprire le proprie vergogne.

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