PALERMO – C’è l’indipendentista che vuole ridisegnare la città partendo dall’urbanistica, il giovane giornalista pubblicista che da piccolo ‘Davide’ vuole sfidare “i Golia della politica”, e anche un cantante che ha iniziato la sua rincorsa elettorale già tre anni fa. Il quadro della sfida per la poltrona di sindaco di Palermo non è composto soltanto dai big della politica nostrana. Le cronache li hanno ribattezzati come “i piccoli”, ma nessuno di loro intende alzare bandiera bianca prima del risultato finale. Ciro Lo Monte, Ismaele La Vardera e Tony Troja ci credono e vogliono sfruttare le crepe comunque esistenti nei rapporti interni dei grandi schieramenti. Lo stesso obiettivo è nei piani di Nadia Spallitta, un pezzo del Partito democratico che, disinteressandosi della trattativa con Leoluca Orlando, sta pensando di scendere in campo in autonomia rimpolpando lo schieramento degli outsider. Ma al momento non c’è ufficialità.
Nei piani di Lo Monte, esponente del Movimento siciliani liberi, c’è soprattutto l’urbanistica e la ridefinizione del Piano regolatore: “Bisogna dare una bella boccata d’ossigeno al settore dell’edilizia bloccata da anni -. Lo Zen? Non ho mai parlato di abbattere ma di riprendere, cambiare e rendere finalmente agibile questo quartiere degradato”. Ismaele La Vardera, già collaboratore della trasmissione tv Le Iene, 23 anni, si gioca tutto sulla sua età anagrafica: “La mia età è un punto di forza, voglio dare una voce ai giovani, troppo spesso ridotti al silenzio – sottolinea – ma al contrario degli altri non rinnego la funzione e l’importanza dei partiti tradizionali”. Intanto, La Vardera, ha incassato l’endorsement del leader della Lega Matteo Salvini: “Ma non abbiamo ancora chiuso nessun accordo”, precisa il giovane candidato. Parte da lontano, invece, la candidatura del cantante Tony Troja, amante del dialetto: “Non mi vergogno affatto di parlare anche in palermitano – ammette – non ci si può rivolgere solo alla classe medio alta di questa città, io mi voglio fare capire e ascoltare da tutti. I palermitani? Li vedo come un enorme gregge di pecore – scrive sul suo sito -. Il paragone potrebbe urtare la suscettibilità di qualcuno, ma anche questa è una verità che va detta: un gregge con un pastore che, senza cane e bastone, non ha alcun interesse nel gestire le proprie pecore. Ecco di cosa ha bisogno Palermo”.

