PALERMO– La riunione è cominciata venerdì sera e non è ancora finita. Continuerà oggi e forse si addiverrà a una conclusione. D’altronde lassù sulle vette di Enna, che dall’alta quota domina dal cuore la Sicilia, c’è tempo per guardare le cose da un’altra prospettiva. Come lo stesso Mirello Crisafulli spiegò a Livesicilia in una gustosa intervista qualche tempo fa. Lui, il Barone rosso di Enna, dominus della sinistra da tempi immemori, resta ancora appeso. Il pendolo lo vede in bilico tra la scissione a seguito del “suo” Massimo D’Alema e la permanenza in quel Pd che negli ultimi tempi gliene ha combinate di tutti i colori. Negandogli prima la candidatura con l’onta del marchio dell’impresentabile, poi negandogli pure il simbolo nella sua sfortunata corsa a sindaco, quando, caso più unico che raro, persino l’uomo che di sé diceva che a Enna vinceva “con maggioritario, proporzionale e magari col sorteggio”, sperimentò l’esperienza della sconfitta elettorale. Capita, ché nella vita la ruota gira.
Lo sa bene Vladimiro detto Mirello, che da impresentabile seppur incensurato proprio ieri ha inviato una nota di solidarietà a Renzi e Lotti per il “circo mediatico e la vera e propria macchina del fango messa in moto attorno alla vicenda giudiziaria che riguarda il padre del segretario”: un piccolo capolavoro di sicilianissimi non detti dal sapore di contrappasso dantesco, sagace e inattaccabile in pieno stile Crisafulli.
Partire o restare? Non è questione di poco conto. Qui c’è in ballo un pezzo di storia della sinistra siciliana. Il pezzo più discusso forse, certo uno dei più scomodi. Dicono che dalle parti dei renziani si stapperebbe champagne se Crisafulli e i suoi togliessero il disturbo. D’altronde, gli attacchi pubblici di Davide Faraone e dello stuolo di renziani di complemento, dai politici ai monologhisti da Leopolda poi ascesi a somme fortune, sono storia. Eppure solo qualche mese fa, per la campagna referendaria, Mirello, il dalemiano più dalemiano di D’Alema, si smarcò dal lìder Maximo sposando la causa del Sì.
Oggi, arrivati al dunque della scissione, il peso della scelta si sente tutto. E Crisafulli, che il peso in politica l’ha sempre portato in ogni senso, lo sa bene. E così la scelta, da uomo di partito, l’ex senatore la prenderà con i suoi. Tutti insieme. “A oggi abbiamo deciso solo una cosa: decideremo tutti insieme”. Insomma, i crisafulliani ennesi, lì dove il Pci prima, i Ds poi e il Pd l’altroieri hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo, giammai si spaccheranno. Dentro o fuori, tutti insieme. Oggi si riuniranno ancora, per proseguire nella discussione avviata venerdì.
“Un confronto molto appassionante, pensavo che in politica fosse finita la passione. E invece…”, commenta Crisafulli, senza sbilanciarsi. “Io soffro a stare qua ma se decidiamo assieme di stare, stiamo”, sintetizza con il suo consueto pragmatismo Crisafulli. Certo, gli argomenti di chi vuole restare ci sono eccome. Anzitutto ci sono le regionali alle porte. Nella nuova Ars Enna manderà solo due deputati. E con una scissione il seggio per i crisafulliani, che a Sala d’Ercole stanno da un pezzo, sarebbe a rischio. E poi ci sono le amministrative. In provincia si vota dappertutto col maggioritario. E quindi bisognerà fare liste tutti insieme, scissioni o no. Mirello, maestro di realpolitik, lo sa bene.
Ma c’è un problema di agibilità politica in un partito che non l’ha trattata certo coi guanti bianchi? “Io non sono uno di quelli che si commuove se lo trattano male, al massimo mi piglio un caffè. C’è semmai un problema di linea politica, le cose non sono più come prima. Comunque, continueremo la discussione”. E D’Alema che dice? “Andrò a Roma la settimana prossima, mercoledì. Non ho parlato con D’Alema, mica sono uno che deve negoziare qualcosa. Io ho solo un problema politico”.

