PALERMO – Se non è uno scacco matto, poco ci manca. Nella stessa sera, la commissione Bilancio dell’Ars, rifila tre ceffoni a Rosario Crocetta e al suo cerchio magico, recitando il de profundis per Riscossione Sicilia e per l’Aran e bocciando il progetto di fusione tra Cas e Anas. Quella stessa commissione Bilancio che era stata teatro della pirotecnica seduta in cui erano volati gli stracci tra Antonio Fiumefreddo, fedelissimo del governatore a capo di Riscossione, e i deputati, diventa il luogo della resa dei conti. Proprio come, nello stesso giorno, accade al Senato, dove in commissione Affari costituzionali un’alleanza trasversale che va da Forza Italia ai bersaniani elegge presidente il siciliano alfaniano Salvatore Torrisi contro il Pd di Renzi.
Le commissioni parlamentari diventano così il luogo del redde rationem e della rivolta. Dei peones contro i leader, come nel caso di Torrisi, che tira dritto incurante del diktat del suo leader Angelino Alfano che invano gli chiede di farsi da parte. O dei deputati contro le primedonne della rivoluzione legalitaria crocettiana, come nel caso di Riscossione.
Uno schiaffo politico che i membri della commissione Bilancio hanno rifilato a Crocetta alla presenza del suo assessore al Bilancio, quell’Alessandro Baccei che è ormai una sorta di babau per il crocettismo. In un colpo solo la seconda commissione ha impallinato politicamente Fiumefreddo e Claudio Alongi, l’avvocato alla guida dell’Aran che è anche marito di Patrizia Monterosso, segretario generale di Palazzo d’Orleans e punta di diamante del cerchio magico del presidente.
Immediata la scomunica da parte di Fiumefreddo, che bolla la mossa dell’Ars come “un atto di prepotenza minacciato, pianificato e violentemente consumato. La casta di Palazzo dei Normanni si è compattamente difesa dalla lesa maestà subita in questi mesi con il pignoramento delle indennità dei loro inquilini. Così brindano i poteri criminali”. Un commento sulla falsa riga delle recenti esternazioni dell’avvocato catanese, a capo della partecipata mangiasoldi che si occupa della riscossione dei tributi. Quelle esternazioni per le quali il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone aveva chiesto e ottenuto di essere ascoltato dalla commissione nazionale Antimafia.
Crocetta, insomma, appare sempre più all’angolo. La seconda commissione ha mandato in soffitta anche il piano del governatore di aumentare le tasse per sostenere i disabili, esercitando un’azione di supplenza nei confronti del governatore. Stroncato anche il progetto di fusione tra Cas e Anas, contro il quale aveva tuonato il Movimento 5 Stelle.
Al presidente sotto scacco non resta che arroccarsi nel consueto rifugio della retorica antimafiosa. Crocetta lo ha già fatto nelle ultime ore, opponendosi alle idee di grande coalizione antigrillina promosse da Totò Cuffaro, affermando di essere l’unico a farsi sentire, insieme a Leoluca Orlando, contro questo tentativo di restaurazione. Peccato che solo pochi giorni prima anche il segretario del Partito democratico Fausto Raciti aveva già bocciato pubblicamente l’ipotesi e lo stesso aveva fatto a ruota l’ex segretario Giuseppe Lupo. Nessuno dei due ha sentito la necessità di smentire sul punto il governatore, le cui uscite mediatiche ormai vengono sostanzialmente ignorate dalla stessa maggioranza, che appare proiettata ormai al futuro. Un futuro nel quale non sembra esserci più posto per Crocetta e per il suo cerchio magico.

