PALERMO – “È la perfetta tempesta. La Regione crea le condizioni per la decadenza dei sindaci e poi ne dispone la decadenza stessa. Ai sindaci viene imposto di approvare i bilanci entro il 31 marzo ma la Regione non ha ancora approvato il suo bilancio e così non ha disposto nemmeno i trasferimenti. Manca quindi anche il riparto. Ci si chiede a questo punto a cosa serva la speciale Autonomia siciliana”. Lo dichiara il presidente dell’Anci Leoluca Orlando in occasione dell’incontro all’Ars tra i sindaci siciliani e i deputati regionali. GUARDA IL VIDEO
A convegno in corso, è poi intervenuto il presidente della Regione Crocetta che ha promesso: “Abrogheremo la norma che prevede la decadenza”.
Prima, però, ha preso la parola il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone: “Se c’è l’esigenza di rivedere la norma approvata in Aula, vediamo di intervenire. Se c’è questa intenzione, il governo deve presentarsi in Aula e se siamo d’accordo la modifica, dopo un passaggio in prima commissione, verrà approvata. In questo caso non avremmo problemi regolamentari. Le condizioni ci sono”.
Per il vicepresidente dell’Anci Paolo Amenta, l’unica strada percorribile è intanto la sospensione delle diffide inviate ai sindaci sui bilanci. “E ancora chiediamo dove sono finiti i 115 milioni di spese per investimenti – ha chiesto – che noi abbiamo finora utilizzato per pagare le somme in conto capitale relative ai mutui”.
Su questo fatto è intervenuto l’assessore regionale all’Economia Alessandro Baccei: “I 115 milioni sono non bilancio e non sono mai stati toccati. Sul taglio dei trasferimenti mi riferisco ai dati della Corte dei conti secondo cui i trasferimenti complessivi dal 2012 sono passati da 900 milioni a 810 milioni. Ai quali vanno aggiunti 35 milioni per gli Asu e i soldi per gli ex Pip che abbiamo ereditato dal Comune di Palermo. Se a questi – ha aggiunto Baccei – i soldi per le Province, i fondi per gli enti locali superano complessivamente il miliardo. Vorrei fare notare anche che la capacità di riscossione dei Comuni siciliani è del 55 per cento, contro la media italiana del 70 per cento. E circa 50 comuni sono al di sotto del 30 per cento”. Dichiarazione che ha sollevato alcune critiche, tra cui quella del sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro, che ha ricordato come in passato i “contrattisti” venissero finanziati da un altro dipartimento, mentre oggi quella spesa è contenuta nel finanziamento complessivo.
Quindi, come detto, l’intervento di Crocetta che fin dall’inizio ha affermato di “essere dalla parte dei sindaci”. “E’ stata proposta una interpretazione autentica della norma da parte dell’Ars – ha detto – e io ho sollevato la questione di legittimità al Cga. Che ha definito la norma incostituzionale, ma allo stesso tempo la presidenza della Regione non può disapplicare la norma. Ma noi interverremo anche di fronte al Tar, al fianco dei sindaci che faranno ricorso. Con questa legge però siamo nelle condizioni che anche a tre mesi dalle elezioni, il Consiglio comunale può cacciare un sindaco solo perché non piace. Noi tutti siamo interessati alla stabilità. La proposta del governo è quello di abrogare la norma: i sindaci non possono essere sfiduciati perché un consiglio comunale non approva i bilanci. E non ci saranno diffide per i sindaci che non hanno approvato i bilanci”.

