ROMA- “Sono stati buttati via 25 anni, anni di pentiti costruiti con lusinghe o torture”. Così, al termine dell’audizione alla Commissione Antimafia, Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso in via D’Amelio ha definito gli anni di indagine sulla strage. Una dichiarazione molto forte che arriva dopo una fortissima intervista al ‘Corriere della Sera’, con altre dichiarazioni che hanno lasciato il segno.
La figlia più piccola di Paolo Borsellino ha aggiunto: “In questi 25 anni dalla strage ci doveva essere una vigilanza maggiore sui processi e sulle indagini fatte. Chiedo scusa, anche pubblicamente e anche per conto di chi non l’ha fatto e avrebbe dovuto, per uno dei più colossali errori giudiziari commessi. Chiedo scusa agli innocenti che sono stati condannati all’ergastolo”. Infine, ha consegnato alla presidente Rosy Bindi una serie di documenti processuali e investigativi depositati nel corso nei vari dibattimenti celebrati sull’attentato in cui morì suo padre. Tra questi anche la lettera dell’allora pm Ilda Boccassini, applicata alla Procura di Caltanissetta, che esprimeva dubbi sull’attendibilità di Vincenzo Scarantino, poi rivelatosi un falso pentito. Al termine dell’audizione, Fiammetta Borsellino, che ha ricordato l’interesse investigativo del padre sulle commistioni mafia-appalti ha detto: “mi aspetto ora che ognuno faccia la propria parte”.
“Dire che serve una verità, che si devono dare delle risposte a una famiglia e al Paese non autorizza, comunque, a inventare ricostruzioni basate sul nulla”, ha detto la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi a proposito delle verità da accertare sulla strage di via D’Amelio. “Preferisco che resti una domanda in più – ha aggiunto – che avere risposte inventate”. “Noi proveremo a fare la nostra parte, con tutta l’umiltà che serve in casi simili – ha concluso – la volontà non ci manca”. Alla conferenza stampa organizzata dall’Antimafia dopo l’audizione della figlia del giudice Borsellino, Fiammetta erano presenti, tra gli altri, anche i componenti della Commissione Claudio Fava e Michele Giarrusso. Fava, come aveva pure fatto la Bindi, è tornato sui depistaggi delle indagini. “Non è ancora chiaro se furono dovuti a negligenza – ha detto – o se ci fu dolo”.

