Qualche giorno fa, in un locale, un tale mi ha fatto spegnere la sigaretta che avevo appena acceso. Era un turista, credo del nord. Piglio deciso. Praticamente me lo ha intimato, indicandomi la presenza del suo figlioletto (5-6 anni) al tavolo. Io l’ho subito accontentato. Schiumavo di rabbia perché eravamo in un locale all’aperto. Ma mi è durato poco, perché poi ha preso il sopravvento la soddisfazione di vedere che c’era rimasto male.
Proprio non se l’aspettava che spegnessi subito la sigaretta. Pensava che la sua richiesta avrebbe innescato la polemica. E invece no. Ma il mio non è stato un gesto nobile. Solo tattico. Aveva “in ostaggio” il figlioletto, la sua salute, i danni del fumo passivo. Magari mi avrebbe spiattellato gli estremi di qualche legge che vieta di fumare nei locali all’aperto se c’è un minore nel raggio di 100 metri, o mi avrebbe snocciolato i dati dell’OMS. Nulla da fare, mi avrebbe messo all’angolo.
E poi, vi confesso che ormai vivo con estremo disagio la mia condizione di fumatore. Mi sento in colpa, inviso alla collettività, messo ai margini. Sto sempre sulla difensiva. Una volta, in occasione di una vicenda del tutto analoga, in un post su FB, scrissi che, sdoganata la questione omosessualità, noi fumatori eravamo diventati “i nuovi froci”.
Qualcuno mi accusò di essere sessista, oltre che fumatore. Non mi diede del sovranista solo perché, all’epoca, il vocabolo non era ancora entrato nella top ten delle contumelie. A volte, mi viene da evocare la questione razziale. Ma sono gli effetti del gioco incontrollabile delle sinapsi. So bene che sarebbe una improponibile banalizzazione di un tema più che serio. Persino concetti come tolleranza suonano come velleitari a proposito dei fumatori. Anzi, decisamente urticanti. L’etica ha investito a pieno titolo la dimensione dei fumatori.
Gigi Buffon, per dire, l’altro giorno è stato beccato dai paparazzi ad accendersi una sigaretta. Ne è nata un notizia. Quando si dice la caduta di un mito. Ripensando all’episodio, credo di aver fatto bene ad alzare subito bandiera bianca. Ero praticamente accerchiato. Dopo l’accaduto, dagli altri tavoli, mi arrivava l’eco. Non era di un cinema all’aperto. Erano anatemi per i fumatori. Frasi biascicate, smozzicate (mannaggia ai giochi di parole). I danni da fumo,la salute che se ne va, i rischi che si corrono. Già, i rischi che si corrono. Mi era passato l’appetito.
Poi, però, mi è venuta in mente una frase. “La vita è un gioco d’azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, non l’accetteresti”. Non so chi l’ha detta. Secondo me doveva essere uno bravo Magari mi sbaglio. Fatto sta che mi è tornato l’appetito, e quella pizza, ve lo giuro, mi è sembrata deliziosa.

