CATANIA – La vice presidente della Fondazione Giuseppe Fava, Maria Teresa Ciancio, sull’intervista a Salvatore Riina ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Anche il capo dell’Isis gioca affettuosamente con i propri figli, e, secondo come andrà la storia, le mie nipoti ne vedranno uno intervistato da Bruno Vespa, perché sarà iniziata una fase di revisionismo, di rilettura del fenomeno. E’ quello che sta accadendo adesso nei confronti della mafia. Approfittando del momento di grande debolezza dell’antimafia, dei tentativi di delegittimazione della funzione delle associazioni antimafia, intellettuali alla moda ci spiegano, in ampi spazi a loro dedicati dai media, che si devono rivedere gli atteggiamenti di questi ultimi venti anni. Prima qualcuno, un po’ grossolano, ci aveva detto che con la mafia bisogna convivere, ora “menti raffinatissime” incominciano a delineare le linee politiche e mediatiche attraverso cui convincere l’opinione pubblica italiana che un ciclo si è concluso, che il fanatismo dell’antimafia e dei parenti delle vittime di mafia, le leggi di confisca dei beni mafiosi, sono stati causati da un momento di esasperazione di temi tutto sommato poco rilevanti ai fini dello sviluppo economico della nazione, che è ora di smettere di guardare sempre al passato, di fare memoria a tutti i costi, di voler educare i giovani più alla legalità che a Internet. E Giuseppe Fava e Falcone e Borsellino e le altre 921 vittime di mafia saranno finalmente morte per niente”.
Maria Teresa Ciancio interviene dopo la trasmissione Porta a Porta e la scia di polemiche.
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