CATANIA – La notizia della richiesta di pena a 27 anni di carcere potrebbe arrivare all’orecchio del latitante Andrea Nizza magari attraverso uno dei suoi fiancheggiatori che leggerà il giornale. Nascosto da oltre un anno per sfuggire alla cattura, l’erede dell’impero criminale dei Santapaola è l’imputato “fantasma” di una serie di processi per mafia, droga, estorsione, armi e omicidio. E’ arrivato a un punto clou il procedimento (nello stralcio ordinario) sulla drammatica vicenda di un imprenditore catanese, minacciato e intimidito per diversi mesi da Andrea Nizza e il suoi picciotti. Sul banco dei testimoni si sono susseguiti i racconti della stessa vittima e della moglie che hanno ripercorso in aula l’incubo culminato con una spedizione punitiva organizzata per “costringerlo” a cedere delle proprietà immobiliari. Sarebbe stato il prezzo da pagare per saldare parte dei debiti dovuti al gruppo criminale.
Mafia, estorsione, usura, lesioni personali e armi. Queste le accuse nei confronti del capomafia di Librino che ha il suo quartier generale in uno dei numeri civici del viale Moncada. In quel quartiere Davide Seminara, la stessa sera che ha deciso di collaborare con la giustizia, ha indicato il covo di un maxi arsenale composto da 55 armi da guerra. Nel settembre del 2014 i carabinieri sfruttando la notizia di un omicidio parlarono di un ritrovamento dovuto alle indagini sul fatto di sangue. Il pentimento di Davide Seminara doveva essere coperto per non intaccare gli input investigativi che poi, a dicembre, sarebbero state rinsaldate dalle parole di Fabrizio Nizza, anche lui collaboratore di giustizia. Il fratello del latitante ha sviscerato la pericolosità del giovane rampollo, che avrebbe “tolto” tutto all’ex uomo d’onore. Costringendo anche moglie e figli a lasciare la casa di Librino. Nel corso del dibattimento sono stati ascoltati anche altri collaboratori o sono state acquisite le loro dichiarazioni: Salvatore Cristaudo, Giuseppe Scollo e Concetto Di Stefano. Tutti provenienti dalle file dei Santapaola.
Abbiamo detto 27 anni di carcere. Questa la richiesta di pena formulata dal pm Rocco Liguori alla prima sezione penale del Tribunale di Catania (il collegio è presieduto da Passalacqua). Altro imputato nel processo ordinario è Filippo Scordino accusato di far parte del gruppo di estorsione e di aver partecipato all’azione punitiva nei confronti dell’imprenditore taglieggiato. Il pm ha chiesto una condanna a sei anni ai giudici. Il troncone abbreviato, che vede tra gli imputati alcuni degli uomini di fiducia del latitante, è a un passo dalla sentenza di primo grado. Per il processo ordinario il Tribunale ha già calendarizzato l’udienza per l’arringa difensiva: in quella stessa data si ritireranno in camera di consiglio per la decisione.

