CATANIA – Tentare ancora di portare Popa Viorica in aula per esaminarla come teste nel processo sull’omicidio di Mariella Cimò. La Corte d’Assise ha stabilito che occorre verificare quali accertamenti siano stati esattamente svolti in Romania per rintracciare la colf a servizio dei vicini di casa dei coniugi Di Grazia. La domestica dei vicini di casa è stata più volte citata per essere ascoltata ma è sempre risultata irreperibile: i giudici però hanno stabilito che bisogna provare ancora una volta a portare la testimone al Palazzo di Giustizia. Il processo che vede imputato il marito Salvatore Di Grazia, difeso dall’avvocato Giuseppe Rapisarda, è stato rinviato al prossimo 4 marzo.
Due mesi dunque per riuscire a rintracciare la colf. La Corte d’Assise, dunque, non transige e prima di acquisire i verbali delle dichiarazioni rese dalla donna ai carabinieri in fase di indagine vuole verificare se Viorica possa essere ascoltata nel dibattimento arrivato alla sua fase conclusiva. La sua testimonianza potrebbe avere un peso non poco rilevante. Ai militari infatti disse che dopo il 25 agosto 2011 non sentì più le urla rivolte ai cani di Mariella Cimò, come invece succedeva regolarmente ogni giorno. Nel giardino della villa (passato al setaccio al georadar e scenario anche di un udienza della Corte) la donna scomparsa teneva decine di amici a quattro zampe. Il pm Angelo Busacca ha chiesto l’acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rese dalla donna ai carabinieri in fase di indagine ma la Corte d’Assise non transige e prima di dare l’ok al deposito documentale vuole verificare se Viorica possa essere ascoltata nel dibattimento arrivato alla sua fase conclusiva.

