CATANIA – Santo La Causa torna a deporre come teste nel processo sull’omicidio di Gino Ilardo, il cugino del capomafia di Caltanissetta Giuseppe Madonia, avvenuto nella primavera del 1996. E’ stato il turno degli avvocati della difesa per il controesame del collaboratore di giustizia. I legali degli imputati hanno analizzato alcuni particolari emersi durante la scorsa udienza quando l’ex reggente santapaoliano aveva risposto alle domande del pm Pasquale Pacifico. Al centro di molte domande e contestazioni le dichiarazioni di Santo La Causa sugli equilibri interni di Cosa Nostra nel periodo in cui è avvenuto il delitto di via Quintino Sella. Sviscerati anche i rapporti tra Maurizio Zuccaro, accusato di essere uno degli organizzatori dell’omicidio di Gino Ilardo, Aurelio Quattroluni e Santo La Causa. Il collaboratore di giustizia racconta di aver partecipato a riunioni con i due boss santapaoliani che avevano come argomento proprio l’eliminazione di Gino Ilardo. Per la Procura l’ordine sarebbe partito dai due imputati Giuseppe Madonia e Enzo Santapaola. La Causa era stato coinvolto (come racconta lui stesso) ma poi l’agguato viene programmato senza di lui. Benedetto Cocimano informa il pentito (così la sua versione) che tutto era stato fatto.
Santo La Causa non nasconde le tensioni con Aurelio Quattroluni che aveva deciso di far ammazzare Vito Licciardello: il pentito era convinto che sulla sua testa ci fosse una condanna a morte. Ma l’astio sarebbe stato anche con Maurizio Zuccaro: l’imputato torna a parlare alla Corte d’Assise e a far capire che Santo la Causa racconta un sacco di bugie sul suo conto. Zuccaro ritiene che Santo La Causa poteva scagionarlo sull’omicidio di Turi Salvatore perchè sapeva che non c’entrava nulla. Invece per Zuccaro non lo ha fatto per “l’astio” che prova per lui. Su questo particolare il pm Pasquale Pacifico ha chiesto alla Corte d’Assise di poter acquisire la sentenza di condanna su questo delitto, così come i verdetti di altri due omicidi degli anni ’90 che sono emersi durante l’esame e il controesame dei Santo La Causa: quello di Pietro Licciardello e Franco Carrasi. La Corte ha accolto la richiesta per l’acquisizione degli atti che saranno depositate nel corso del dibattimento.
Inoltre sarò svolto un accertamento in merito alla codetenzione tra Aldo Ercolano e Santo La Causa nel periodo precedente alla scarcerazione del collaboratore di giustizia avvenuta prima dell’omicidio di Gino Ilardo. Sarebbero stati nello stesso carcere a Sassari. Un ulteriore elemento emerso durante l’esame dell’ex boss di Cosa nostra, a cui il pm vuole dare un riscontro con gli atti.
La prossima udienza è slittata fine gennaio: sul banco dei testimoni siederà Eugenio Sturiale, il vicino di casa di Ilardo che la sera dell’omicidio vide i killer del gruppo di fuoco di Maurizio Zuccaro in via Quintino Sella.

