Comitato, Camarda: "Catania |non dimentichi Calì e Capuano"

Comitato, Camarda: “Catania |non dimentichi Calì e Capuano”

Comitato, Camarda: “Catania |non dimentichi Calì e Capuano”

Roberto Camarda ricorda il devoto travolto sulla salita di San Giuliano e il giovane motociclista caduto a causa della cera. L'esponente di Libera, poi, non si sottrae al commento sulle tante ombre e contraddizioni della festa, tra queste le scommesse clandestine.

CATANIA – “Io vorrei iniziare pensando alle vittime della festa di Sant’Agata, e cioè Roberto Calì, morto nel 2005 e Andrea Capuano, morto nel 2010.” Renato Camarda, membro del Comitato per la legalità della festa di Sant’Agata, chiede a Catania di non dimenticare i volti di due persone le cui vite sono state spezzate per “la disorganizzazione” delle celebrazioni.  “Di loro non si parla più – afferma – eppure sono vittime dell’illegalità della festa”.

Roberto Calì muore calpestato durante la Salita di San Giuliano. “Ieri sera – dice Camarda – alla salita dei Cappuccini abbiamo visto molti ragazzi e molte persone all’interno dei cordoni, questa è una realtà che evidentemente non è stata ancora sanata”. Segno, forse, che è necessario riaccendere la memoria per capire la pericolosità di alcuni comportamenti. E poi Andrea Capuano che nonostante indossasse il casco scivola sulla cera con il suo scooter. Aveva solo 20 anni. Esercizio della memoria, dunque. “C’è un’ordinanza sui cerei e i torcioni che regolarmente – aggiunge –  non viene rispettata. Vediamo cosa accadrà nel pomeriggio”.

Note positive però ci sono state. Come ieri in piazza Palestro dove “c’è stato ordine” – racconta ancora Camarda. “E questo è un passo avanti visto anche dove si trova questa piazza”. Un’isola della legalità che sembra aver dato i suoi frutti, e la speranza e che lo stesso accada stasera a piazza Cavour. “Ringraziamo le forze dell’ordine che stanno facendo un lavoro straodinario per garantire la legalità”.

Ma le ombre e le contraddizioni sulla festa esistono. Il processo concluso con l’assoluzione degli imputati, solo perchè erano già stati condannati per associazione mafiosa, non basta a dire che nella macchina della festa non c’è la mano mafiosa dei clan. L’infiltrazione del crimine non è stata accertata da una sentenza, ma sul sottofondo della festa resta il sospetto. Così come resta il sospetto che dietro alcune tappe celebrative ci siano il giro delle scommesse clandestine. Come ad esempio sull’ora della salita di San Giuliano o del rientro del fercolo in Cattedrale.

“Le scommesse non sono una cosa nuova – afferma Camarda – nel secolo scorso, nell’ottocento – novecento, c’erano sempre le scommesse su chi arrivava prima, chi riusciva a tenere la candelora più in alto. Il problema è che negli ultimi 20 o 25 anni è che in questo giro di scommesse sembra si sia inserita la criminalità organizzata. Non abbiamo però molti dati. Abbiamo delle dichiarazioni di pentiti. E poi c’è quel filmato amatoriale di un conflitto alla pescheria tra due candelore e la scommessa sarebbe stata di 10 mila euro. Comunque le scommesse sono endemiche nella festa di Sant’Agata. Sicuramente la scommessa principe è quella dell’orario di rientro”. Ma siamo sempre sul campo del “si dice” e delle supposizioni”.

Camarda chiede un atteggiamento più deciso della polizia municipale. “In questo momento – afferma – stanno aumentando il numero degli ambulanti abusivi. Siamo a 700 secondo i dati della Confartigianato e aumenteranno ancora di più durante la giornata di oggi. Il controllo fiscale è quello che manca nella maniera più assoluta in questo momento. Sono stati fatti certamente passi avanti quest’anno, abbiamo visto con piacere piazza Università libera. Questa è sicuramente una cosa positiva”.

Un atteggiamento più aggressivo della Municipale, significa – dice Camarda – anche un atteggiamento più deciso delle forze politiche e dell’amministrazione che deve incoraggiare questo impulso. Ricordiamoci che ciascuna candelora è accompagnata da un vigile urbano e le donazioni sono effettuate senza alcuna ricevuta e questa è un’evasione fiscale di carattere notevole. Le donazioni devono essere registrate non c’è motivo per cui non debba succedere. Così si può controllare quanto è stato incassato e come vengono utilizzate queste somme”. E su questo argomento come si fa a dimenticare le parole dei pentiti, in particolare Giuffrida  quando nel 2006 raccontava che i proventi delle donazioni delle candelore servivano per acquistare droga e armi. “Queste evidentemente sono delle accuse pesantissime – afferma Camarda – rilasciate nell’ambito di un processo, ma queste dichiarazioni non sono mai state smentite”.

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