Ancora polemiche per piazza Europa |Terrazza off limits per i diversamente abili - Live Sicilia

Ancora polemiche per piazza Europa |Terrazza off limits per i diversamente abili

Quindici giorni dopo l'inaugurazione in pompa magna, non si placano le critiche sulla nuova Piazza Europa, che si presenta già danneggiata, sporca e con il verde già secco. Inoltre, la nuova concezione dello spazio rende difficile la fruizione per i diversamente abili soprattutto per la terrazza con il prato verde. La replica dei tecnici: "Presto inseriremo elementi rigidi di pavimentazione". LE FOTO - IL VIDEO CON UN DIVERSAMENTE ABILE

DUe settimane dopo l'inaugurazione
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Uno scorcio di Piazza Europa

CATANIA – Le scritte volgari sono state cancellate, ma l’opinione dei cittadini rimane quella che, fino a poco tempo fa, campeggiava sulla struttura di legno posizionata per nascondere il cantiere. Piazza Europa, nella nuova versione realizzata dalla famiglia Virlinzi, non piace proprio ai catanesi che continuano a riempirla, soprattutto la domenica, spinti forse più dalla nostalgia e dalla curiosità che dalla voglia di passarvi del tempo, ma anche a criticarne molti aspetti, a cominciare dal fatto che, quella che era considerata la terrazza sul mare della città, non c’è più, sostituita da una voragine ancora in via di definizione.

Un sacchetto di spazzatura appeso a un albero

All’appello, infatti, mancano ancora il livello -1, il cosiddetto Borghetto Europa, la zona commerciale che tante polemiche ha suscitato, oltre che i livelli -2 e –3, dove verrà realizzato il vero e proprio parcheggio, che dovrebbe essere consegnato a settembre, e sono in tanti a chiedersi perchè inaugurare un luogo a metà che, lontano dall’essere il polmone verde di cui hanno parlato i progettisti, è ancora caratterizzato prevalentemente dal cemento. “Avevo il dovere nei confronti della città di riaprire la piazza – ha spiegato il primo cittadino, Raffaele Stancanelli – certo, adesso deve essere completata, ma sono convinto che, chi oggi critica questa terrazza sul mare restituita ai catanesi, nel corso dei prossimi mesi saranno contenti come sono contenti di andare in piazza Abramo Lincoln, che oggi è vissuta dopo trent’anni di degrado. Il fatto è che Catania è una città dove, qualunque cosa si faccia, c’è sempre qualcuno che critica”.

Ma la cittadinanza non contesta la nuova piazza Europa solo da un punto di vista estetico. Dopo appena due settimane di vita, la nuova piazza si presenta infatti già danneggiata: oltre a essere decisamente sporca, sono ancora pochi i cestini per i rifiuti, l’intera area è ricoperta di cicche, sugli alberi spiccano le buste di plastica che qualche cittadino più civile degli altri ha appeso a mo’ di pattumiera – il tappeto di prato di fronte al mare si presenta già secco in molti punti, le piantine posizionate il giorno dell’inaugurazione sono in parte già morte o divelte dalla loro sede, e poi le luci, l’impianto di irrigazione e la pavimentazione sono già distrutti in alcuni punti. Aspetti, questi, che fanno pensare come le scelte dei progettisti siano state forse poco adatte a un luogo che, per definizione, avrebbe accolto molte persone.

Salvo Mirabella mentre risale una delle rampe di Piazza Europa

Spazi ristretti per la fruizione dei diversamente abili. Un giudizio che proviene direttamente da Salvo Mirabella, dell’Associazione Come Ginestre, da anni impegnato proprio per l’abbattimento delle barriere architettoniche a Catania. Un tour della piazza (documentato dalla telecamera) e il voto per il nuovo spazio urbano è: “Se devo dare un voto da uno a dieci – afferma a LiveSiciliaCatania Salvo Mirabella – do un cinque”. Neanche la sufficienza, dunque. “C’è solo una rampa per accedere alla piazza sprovvista pure di segnaletica verticale. Poi – sottolinea ancora – rispetto alla vecchia piazza gli spazi sono diminuiti e le scivole hanno una pendenza (a prima vista non a norma) visto che è molto difficile da risalire. E poi non possiamo fruire della zona più bella della piazza, la terrazza con il prato verde”. Salvo una volta arrivato alla fine delle due scivole che portano alla panoramicissima area che si affaccia sulla scogliera deve bloccarsi. “Con la sedia a rotelle non possiamo camminare su prati erbosi come questi”. E poi in tutta la zona di piazza Europa non ci sono stalli sufficienti. “Ce ne sono solo tre, e due sono già numerati e assegnati.  Ne resta, quindi, solo uno. Non sarebbe male – è l’appello di Mirabella – aumentare le strisce gialle per i diversamente abili anche in vista dell’apertura del solarium.

L’esito del sopralluogo di Salvo Mirabello lo abbiamo sottoposto all’attenzione dei tecnici della Società Parcheggio Europa.  “Ci teniamo a precisare – replicano a LiveSiciliaCatania – che il progetto è stato redatto in ossequio alle norme sulle barriere architettoniche e che la presenza del prato nella zona di affaccio a mare è stato un preciso indirizzo progettuale della Soprintendenza. La pavimentazione a prato, non trattandosi di supporto rigido e planare, certamente comporta difficoltà per la movimentazione delle carrozzelle. Nei prossimi giorni – anticipano a LiveSiciliaCatania – si interverrà inserendo nel prato elementi rigidi di pavimentazione che oltre a garantire una migliore tenuta nel tempo, data la mole di traffico pedonale che si è potuta riscontrare nei primi giorni di apertura, potrà migliorare il grado di fruibilità per i disabili, pur non costituendo la soluzione del problema che risiede nella scelta tipologica di fondo”.

 



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Commenti

    Conosco Salvo Mirabella, e’ uno che si batte per l’abbattimento delle barriere archiettoniche, senza urlare e senza pietismi. E’ bello vedere come un cittadino si impegni a verificare il rispetto della legge nella cosa pubblica, visto che per la committenza (comune di catania) il progetto sembra perfetto.
    Bravo Salvo

    Ma i Catanesi si rendono conto che pur di dare spazio a negozi si è sacrificata la possibilità di inserire più VERDE PUBBLICO?

    Fa schifo la terrazza con vista negozi, NON HA SENSO.

    In qualsiasi parte del mondo con una VISTA sul MARE così avrebbero fatto un giardino da sogno e invece qui si pensa sempre a mettere al primo posto il centro commerciale……..

    Mi chiedo dove sarà il prox.

    Concordo con Salvatore.
    non é uno spazio pubblico, é solo un’aiuola mal progettata a coronameto di uno spazio commerciale sottomesso. non chiamatela piazza, é un errore. si tratta di uno spazio commerciale con parcheggi e copertura fruibile.

    Il progetto è orrido. I segni scimmiottano malamente l’High line di New York, l’illuminazione e le piantumazioni sono tutte sbagliate. La sequenza ulivo, vite, ulivo é a dir poco ridicola.
    La domanda è: ma Virlinzi con tutti i soldi che ha non può pagare un buon progettista? E l’Amministrazione per quanto totalmente supina rispetto alle volontá di questi pseudo imprenditori, non potrebbe pretendere maggiore qualità architettonica e urbanistica?

    Io farei partire una petizione popolare per far tornare la piazza come prima a spese dei Virlinzi.

    La verita’ e’ che il progetto e’ ridicolo, e l’innaugurazione del cantiere assurda.
    vi faccio esempi.
    Le rampe di accesso al giardinetto verde hanno una pendenza del 15% circa. bene il massimo accettato per legge (per lunghezze di circa 10 m) e’ del 7%! certo il progettista dira’ che non tutte le aree devono essere accessibili per il disabile (e anche questo e’ un’idea opinabile…) e l’area giardino e’ tra queste… ma immaginate che un disabile paraplegico prenda per sbaglio la discesa… poi come sale? chiede aiuto? ma non e’ ridicolo???
    Avete visto la pendenza della piazza? avete visto che non ci sono grondaie o pluviali per lo scolo dell’acqua? ci sono zone che saranno sempre delle pozzanghere quando piove… ma non doveva essere un’opera innovativa?
    Sapete che tra le aiuole ci sono piante inserite nella BLACK LIST della botanica in quanto piante invasive??? ma si puo’ ragionare cosi’???
    i pop up e l’illuminazione sono assurdi.. si puo’ camminare in un giardino e avere ostacoli a 5 cm dal filo d’erba???

    il prox sara’ al PUA della playa… aspetta solo che salga Bianco o Stancanelli/caserta e vedrete…

    Riporto quanto contenuto nell’art. 32 commi 20 e 21 della Legge 41/’86:
    “20. Non possono essere approvati progetti di costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, in materia di superamento delle barriere architettoniche. Non possono altresì essere erogati dallo Stato o da altri enti pubblici contributi o agevolazioni per la realizzazione di progetti in contrasto con le norme di cui al medesimo decreto.”
    “21. Per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge.”

    Inoltre l’Art. 24 comma 9) della Legge 104/92:
    “I piani di cui all’articolo 32, comma 21, della citata legge n. 41 del 1986 sono modificati con integrazioni relative all’accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all’individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all’installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate.”

    In altre parole le amministrazioni comunali dovevano dotarsi dei P.E.B.A. o “Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche” , strumento programmatico che ha la finalità di conoscenza delle situazioni di impedimento per la fruizione di edifici e spazi pubblici. Tramite i P.E.B.A. predisporre la redazione di Piani Pluriennali di Abbattimento delle barriere architettoniche.
    Per onestà non so se il Comune di Catania si sia mai dotato del P.E.B.A. e dei suoi strumenti programmatici e che alcuni edifici pubblici sono dotati di strumenti atti all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma per il resto siamo in alto mare, anzi in pieno Oceano.
    Più che barriere architettoniche si deve parlare di barriere culturali.

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