PALERMO- L’ombra del dolore si mischia all’eco della speranza, nel salotto. Lì dove il volto di un bimbo mai cresciuto è il centro dell’amore che non è mai mancato. Lì dove Diana Seggio ha conservato le foto di suo figlio, Andrea Savoca, morto ammazzato a quattro anni.
Il delitto di via Pecori Giraldi
Era il 26 luglio del 1991, in via Pecori Gilardi, a Palermo. Il bersaglio dei killer – secondo quanto ricostruito – era il padre di Andrea, seduto in macchina, con il bambino in braccio. Giuseppe Savoca, rapinatore di Tir, aveva fatto uno sgarro a Cosa nostra, insistendo nella sua azione, nonostante la contrarietà dei boss. La mafia non perdonò. Diana sentì gli spari, scese le scale di corsa, era a casa di sua madre, per un breve saluto. La famiglia stava andando al mare.
Diana Seggio è una donna fortissima, nella sua normalità. Ha fronteggiato una sciagura immane. Ci è riuscita con immenso coraggio. Sorride, offre il caffè, osserva le foto. Trentacinque anni dopo, racconta. “Presi il bambino tra le braccia, sperando di salvarlo. Cominciai a correre, a urlare. Il sangue di Andrea mi finì addosso. Quando, dopo, tornai a casa, mi guardai allo specchio. La mia maglietta era tutta impregnata del suo sangue, del sangue di mio figlio. Ho avuto pietà di me stessa”.
Di Andrea, il piccolo innocente, si torna a parlare perché alla sua memoria sarà intitolato uno spazio verde in via Bazzano. Non siamo distanti, in zona Sperone, dal luogo dell’omicidio. La richiesta di intitolazione è partita dal Consiglio della seconda circoscrizione nell’ottobre 2023 con una mozione firmata dal consigliere Giovanni Colletti e del presidente Giuseppe Federico.

“La mafia genera morte”
Nel salotto ci sono anche altre foto. L’incontro di Diana con Papa Giovanni Paolo II (“Mi benedisse, non lo scorderò mai”). I figli Massimiliano ed Emanuela, sposati e, a loro volta, padre e madre (“Una benedizione del cielo, ragazzi meravigliosi come Andrea. Mi sono sforzata di trasmettergli il senso dello Stato”).
E c’è Diana che dice di sé: “Non ho meriti particolari, non me ne attribuisco. Mi considero una signora delle piccole cose, non di più. Non è stato semplice, mi hanno molto aiutata i miei genitori. Erano due grandi lavoratori, fruttivendoli alla Vucciria”.
“Dopo la tragedia – racconta – sono venuti ad abitare con noi. Hanno preso tutto sulle loro spalle. La storia di Andrea era stata un po’ dimenticata. Io sono riservata, parlo poco. Devo ringraziare i consiglieri per la mozione. E ringrazio la consigliera Teresa Leto, una donna straordinaria, empatica e sensibile, che mi ha inserito in un progetto di legalità del Comune. Queste iniziative servono per scuotere le coscienze. A Palermo si torna a parlare di mafia e intimidazioni. Ma la mafia genera soltanto morte”.

“Perdono gli assassini”
Siamo a due passi dai passi benedetti di Padre Pino Puglisi. “Una presenza eccezionale – continua Diana – io personalmente non l’ho conosciuto, però sento il suo esempio. Mio marito voleva cambiare vita. Mi ripeteva: ‘I bambini devono studiare, devono crescere sani’. I colpi che l’hanno assassinato hanno impedito la sua rinascita. E’ stato molto triste. Io ho perdonato subito i carnefici. Li perdono ogni giorno. Non banalizzo, ma sono stata toccata nel cuore da Gesù che perdonò in croce. Io mi sono sentita messa in croce. Perdono, ma ai mafiosi grido: convertitevi”. Parole che ricordano quelle profetiche di Papa Woytjla nella Valle dei Templi.
Diana, prima del congedo, un’ultima volta, accarezza con lo sguardo l’immagine del figlio, un bimbo dagli occhi vispi con i capelli a caschetto. Così resterà in eterno per sua madre. Questa Signora delle piccole cose, dal cuore senza confini.
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